Il paesaggio fluviale e lacustre

In seguito alle piogge le acque che scorrono sulla superficie del terreno confluiscono in un rigagnolo che, unendosi ad altri corsi d’acqua, diventa un ruscello. Man mano che il ruscello fluisce verso valle, riceve acqua da altri fiumi (gli affluenti) e scorre nel solco che ha formato e che è chiamato letto o alveo.
Il percorso di un fiume si presenta con pendenze diverse; è più pianeggiante man mano che si avvicina alla sua foce. Improvvisamente le pendenze possono aumentare quando il letto del fiume è formato da rocce più compatte e non erodibili. In queste zone si formano le rapide e se l’alveo ha una pendenza verticale si formano le cascate.
Abbandonando il tratto più ripido del suo percorso ed entrando nella zona più pianeggiante, la corrente del fiume diventa più lenta e parte del materiale trasportato viene depositato: si forma così la piana alluvionale. In questi spazi più vasti il fiume può assumere un percorso più tortuoso, può formare ad esempio anse o serpentine denominate meandri. Il fiume sfocia quindi in un lago o in mare.
Erosione fluviale
L’acqua, scorrendo, riesce a modellare profondamente il paesaggio, erodendo la superficie rocciosa su cui scorre, inglobando i frammenti erosi, trasportandoli e depositandoli a valle. La capacità erosiva dell’acqua dipende dalla sua velocità, ed è maggiore quando l’alveo è più pendente e durante le piene. L’acqua e la corrente fluviale trasportano in soluzione sostanze organiche, inorganiche e sali; in sospensione particelle di argilla, limo e sabbie; per rotolamento sul fondo materiale grossolano di sabbia, ghiaia e grossi blocchi.
Questa forma di erosione è chiamata abrasione e crea caratteristiche forme:

  • le marmitte dei giganti o fluviali: dove la corrente è maggiore, il fiume riesce a scavare delle cavità di erosione che gradatamente si approfondiscono;
  • le forre, incisioni strette e profonde scavate dal fiume in una roccia compatta che rende stabili le pareti verticali. Incisioni che si allargano verso l’alto sono le gole. Esempi sono le gole dell’Alcantara, ai piedi dell’Etna o l’affascinante Gran Canyon negli stati Uniti;
  • la valle fluviale: incidendo costantemente il proprio alveo, un corso d’acqua scava un solco sempre più profondo fino al modellamento di una valle. Questa costituisce un’ampia e profonda depressione della superficie terrestre delimitata da due versanti montuosi.

La forma dei fiumi
I corsi d’acqua sono classificati a seconda della forma del tracciato:

  • a treccia: sono formati da numerosi piccoli canali che si dividono e si uniscono più a valle. In questi casi il fiume trasporta grandi quantità di sabbia e ghiaia, è tipico delle regioni aride, semiaride e pedemontane. In Friuli, nell’alta pianura veneta il corso d’acqua prende il nome di grave. E’ il caso del Tagliamento, del Medusa e del Cellina quando sboccano in pianura
  • rettilineo: corsi d’acqua con questo tracciato sono molto rari e si trovano generalmente in corrispondenza di faglie e dove rocce diverse sono in contatto
  • a meandro: il corso d’acqua segue un tracciato ad anse strette e ravvicinate, che si formano in pianura e che sono in continuo movimento. Il movimento dei meandri e la deposizione di limo e sabbia che si verifica durante le inondazioni formano le pianure alluvionali, come la Pianura Padana.

Il fiume sfocia nel mare
Quando un fiume giunge al mare può riuscire a disperdere il materiale trasportato; in questo caso forma un estuario, come accade per il fiume Tamigi.
Quando il fiume deposita alla foce il materiale trasportato, si forma un delta fluviale. Il Nilo, che si getta nel Mar Mediterraneo, e il Mississippi, che raggiunge il golfo del Messico, modellano la costa formando un delta costituito da numerosi rami fluviali. Il delta del Tevere, che si getta nel Mar Mediterraneo, è modellato dalle onde e dalle correnti marine e assume una forma appuntita; mentre la Senna, che raggiunge la Manica, è modellata dalle maree marine e assume la forma di un estuario.
Il delta di grandi fiumi può estendersi anche per diverse migliaia di chilometri quadrati; dipende dall’imponente quantità di detriti che il fiume trasporta e deposita in prossimità dello sbocco in mare. Un paesaggio deltizio (ovvero di un delta di fiume) è caratterizzato da canali, lagune, isolotti e specchi di acqua isolati.
I laghi
I laghi riempiono depressioni della superficie terrestre e hanno una durata nel tempo limitata. Si possono classificare in:

  • laghi fluviali, quando avviene l’inondazione di una pianura fluviale o quando si forma un ramo morto di un fiume che successivamente si distacca completamente;
  • laghi di sbarramento, quando una frana o una colata lavica interrompe il corso di un fiume. Può avvenire anche per deposito di materiale roccioso trasportato da un ghiacciaio;
  • laghi di origine tettonica, si formano in depressioni create in seguito a movimenti della crosta terrestre. Esempi sono il mar Morto (il più salato della terra), il lago Bajkal (il lago più profondo, 1741 metri), i laghi che occupano la Rift Valley in Africa, mar Caspio (vecchio mare rimasto isolato);
  • laghi craterici, si formano all’interno di vulcani spenti o esplosi come i laghi di Bolsena, Vico, Bracciano, Albano e Nemi;
  • laghi carsici, quando sopra alle rocce carbonatiche si è accumulato uno strato di argilla che rende le rocce impermeabili come il Lago di Scutari in Albania;
  • laghi artificiali, sono costruiti dall’uomo per raccogliere acqua per l’irrigazione o per produrre energia.

L’evoluzione di un lago e la palude
I laghi non hanno vita lunga perché tendono ad essere riempiti di sedimenti e ad essere invasi dalla vegetazione. La prima trasformazione porta alla formazione dello stagno che è poco profondo; successivamente si forma la palude. La palude è un terreno ricoperto da un sottile livello d’acqua. Queste acque possono essere ricche di sostanze naturali che favoriscono il proliferare di vegetazione. Tipiche di questo paesaggio sono alghe, canne e piante galleggianti, che tappezzano l’intero specchio d’acqua.

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