Valutazione di impatto ambientale

La Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è nata negli Stati Uniti nel 1969 con il National Environment Policy Act (NEPA) anticipando di quasi 10 anni il principio fondatore del concetto di Sviluppo Sostenibile definito come “uno sviluppo che soddisfi le nostre esigenze d’oggi senza privare le generazioni future della possibilità di soddisfare le proprie”, enunciato dalla World Commission on Environment and Development, Our Common Future, nel 1987. In Europa tale procedura è stata introdotta dalla Direttiva Comunitaria 85/337/CEE (Direttiva del Consiglio del 27 giugno 1985, Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati) e successivamente recepita nell’ordinamento degli stati membri, divenendo ben presto uno strumento fondamentale nella politica ambientale.
La VIA consiste in uno studio che valuta le conseguenze che un’opera avrà sul territorio e i suoi abitanti. Il territorio studiato non si deve limitare alle zone immediatamente circostanti, ma deve comprendere tutte le aree vicine o lontane che potrebbero risentire in qualche modo dell’intervento sull’ambiente.
Gli studi di impatto ambientale  (SIA) devono fornire alle autorità competenti gli elementi sui quali decidere nei seguenti modi:

  • Fase di descrizione del progetto e dell’ambiente globale, compreso quindi atmosfera, idrosfera, biosfera e antroposfera.
  • Fase di individuazione e stima degli impatti del progetto sull’ambiente come interferenze e componenti ambientali.
  • Fase di valutazione generale da parte di chi propone l’opera o l’intervento, dopo aver definito metodi e criteri scelti.

La VIA è anche un processo di partecipazione dei cittadini che sono così informati sulla complessità ambientale e sociale. Questo permette ai cittadini di controllare la coerenza e l’efficacia dell’operato delle autorità competenti e di arricchire il processo decisionale con le proprie osservazioni.

Argomenti speciali

Dalla Mediateca

Curiosità