Vita sulla Terra

Sono state formulate due differenti ipotesi sull’origine della vita sulla Terra: la teoria dell’autotrofia e quella sull’eterotrofia. La prima teoria ipotizza che il primo essere vivente fosse autotrofo, in grado cioè di fabbricare sostanze organiche da quelle inorganiche come fanno le piante verdi, attraverso complicate reazioni chiamate “fotosintesi clorofilliana”. Nel secondo caso invece, il primo organismo vivente sarebbe stato eterotrofo, cioè non in grado produrre da solo il cibo, ma avrebbe dovuto alimentarsi di altri esseri viventi. Infatti, gli animali (eterotrofi) per vivere hanno bisogno di nutrirsi di piante (autotrofe), mentre queste ultime non ne hanno affatto bisogno. Il biologo inglese John Burdon Sanderson Haldane (1892-1964) all’incirca intorno al 1920, dopo aver considerato che la Terra all’origine aveva caratteristiche molto diverse rispetto ad oggi, iniziò a trarre alcune conclusioni. All’inizio sulla Terra primitiva non si trovava la vita come invece c’è ora. Secondo Haldane se attualmente si formasse la materia organica, verrebbe subito eliminata da qualche organismo vivente, mentre allora in totale assenza di microrganismi in grado di decomporla, sarebbe rimasta tranquilla ed avrebbe avuto il tempo di svilupparsi e di diventare più complessa. Nel 1924 un ricercatore sovietico Aleksandr Ivanovic Oparin propose teorie simili a quella di Haldane, ma con la differenza che a parere del primo l’atmosfera primitiva doveva essere ricca di idrogeno, secondo lo scienziato inglese invece, era ricca di anidride carbonica. Per avere conferme sperimentali su questa nuova teoria si partirà proprio da questo ultimo presupposto. Oparin e Haldane affrontarono l’argomento dal punto di vista prettamente scientifico tralasciando condizionamenti religiosi e questo ovviamente non venne accettato dai credenti che invece cercavano di dimostrare che la vita non poteva essere stata creata con un incontro casuale tra atomi, ma che era opera di Dio. In effetti, le proteine, ad esempio, sono molecole estremamente complesse che non si possono essere formate grazie ad incontri casuali con atomi di idrogeno, carbonio, ossigeno e azoto, ma si è dimostrato sperimentalmente che le combinazioni possibili delle molecole più semplici sono legate da leggi fisiche e chimiche e quindi sono limitate e non casuali.

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