Atmosfera primordiale

Il Sole e i pianeti che lo circondano si formarono circa 5 miliardi di anni fa dopo l’esplosione di una supernova, cioè una stella molto grossa, che prima di scoppiare aveva generato al suo interno elementi pesanti a partire dall’idrogeno e dall’elio. La Terra quindi all’inizio era un’enorme palla incandescente composta in prevalenza da idrogeno ed elio, ma anche da elementi pesanti come carbonio, azoto, ossigeno, ferro e silicio che erano stati lanciati nello spazio dall’esplosione della supernova. In seguito la Terra diventò fredda e i gas più leggeri, come idrogeno ed elio, in parte reagirono con gli elementi più pesanti e in parte si dispersero nello spazio. L’elio, infatti, si disperse quasi tutto perché è leggero e poco reattivo con altri composti, mentre una parte dell’idrogeno (l’elemento più leggero di tutti) reagì con altri elementi formando composti idrogenati come ad esempio il metano (CH4), l’ammoniaca (NH3), l’acido solfidrico (H2S) e l’acqua (H2O). Quindi gli elementi più pesanti iniziarono, a causa delle gravità, a formare un “nucleo” centrale composto soprattutto da ferro e nichel, e un “mantello” posto sopra, formato da elementi pesanti e una “crosta”, la più superficiale, fatta da elementi leggeri come alluminio, potassio e sodio. Mentre si formava la crosta, si liberarono attraverso le spaccature molti gas volatili che arrivavano dall’interno della Terra e che formarono quella che viene considerata l’atmosfera primordiale. Un prova indiretta della composizione dell’atmosfera primordiale è data dalle miscele di gas emesse ancora oggi dai vulcani e dalle solfatare, la composizione di questa, infatti, è molto simile all’atmosfera primordiale. Un’ ulteriore prova della teoria sulla composizione atmosferica primordiale è data dall’analisi dell’atmosfera sui pianeti più esterni del sistema solare, che risulta ricca di composti idrogenati. Un’ ultima prova è data ancora dall’analisi dei meteoriti che possiedono tutte le sostanze ipotizzate anche se a concentrazione molto ridotta. Gli scienziati comunque sono certi che nell’atmosfera primordiale non si trovava l’ossigeno libero (O2) e quindi non poteva nemmeno esistere l’ozono (formato da tre atomi di ossigeno, invece che due, cioè O3) e quindi i raggi ultravioletti del Sole che normalmente vengono bloccati da uno spesso strato di ozono, potevano raggiungere la superficie del Pianeta in quantità più elevata rispetto ad oggi e aiutare con la loro energia la formazione di composti chimici primitivi.

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