Storie di vita quotidiana

Lo studio dei fossili, organismi morti da milioni di anni, offre a volte incredibili sorprese, con il ritrovamento di organismi colti dalla morte durante le loro attività quotidiane.
Preziosissime per la ricostruzione delle abitudini di vita, queste testimonianze ci offrono la possibilità di osservare, in modo sorpredentemente vivido, alcune scene di vita quotidiana, a volte crudeli, a volte persino tenere e commoventi.
In una grotta del M. Generoso, sul confine con la Svizzera, vicino a Chiasso, è stata scoperta una grotta dove un gruppo di orsi delle caverne trascorreva il letargo: si possono vedere i “nidi” che i bestioni si scavavano per stare più comodi, ma anche tracce di predazione sui “compagni di stanza” morti durante l’inverno, o, forse, dal sonno troppo pesante, piccoli scheletri di cuccioli, forse morti durante il parto, che avveniva, come per gli orsi odierni, durante il sonno invernale.
Sono stati spesso ritrovati nidi di uova di rettili, a volte l’uno vicino all’altro, a testimoniare una sorta di nursery, talvolta insieme a scheletri di cuccioli. La presenza, ancora non del tutto certa, di individui adulti nei pressi dei nidi, dimostrerebbe che anche i grandi rettili dedicavano cure parentali ai loro piccoli.
A Holzmaden, in Germania, è stato ritrovato lo scheletro perfettamente conservato di una femmina di ittiosauro (Stenopterygius) al cui interno sono stati ritrovati embrioni di piccoli, circondata da altri piccoli già venuti alla luce: una sfortunata mamma preistorica morta di parto con i suoi cuccioli.
Nel deserto dei Gobi, è stato rinvenuto un esemplare di Baluchitherium, un mammifero di oltre 5 m di altezza, dell’Oligocene: dalla sua posizione, ritta sulle zampe, si deduce che deve essere caduto in uno spesso deposito di fango, da cui ha cercato di liberarsi invano.
A Rancho la Brea, vicino a Los Angeles, in California, esistevano, durante il Pliocene, laghi di bitume in cui numerosi animali sono rimasti intrappolati, probabilmente durante la fuga da qualche predatore: dalla massa nera emergono ora, perfettamente conservati, scheletri di tigri dai denti a sciabola (Smilodon, il burbero Diego del cartone “L’era glaciale”) e dei giganteschi elefanti quaternari del Nord america, Archidiskodon imperator.
A Bereskova, in Siberia, è stato ritrovato, inglobato nel terreno gelato, un mammut perfettamente conservato, con ancora tra i denti tracce del suo ultimo pasto: 25.000 anni fa l’animale era caduto in un crepaccio nel ghiaccio e vi era rimasto prigioniero, a causa delle gravi fratture riportate nella caduta.
Sul guscio di un’ammonite Placenticeras, del Cretaceo, sono state rinvenute tracce dei denti di un grande predatore marino, il Mosasaurus, di cui, evidentemente, gli ammoniti costituivano uno dei cibi preferiti, visto che nello stomaco di questi enormi rettili marini sono stati rinvenuti numerosissimi resti di questi cefalopodi.
Il giacimento eocenico di M. Bolca, presso Verona, famoso per gli splendidi esemplari di pesci, ci racconta, invece, di una terribile catastrofe, un’eruzione che riscaldò l’acqua di una laguna interna nei pressi di una barriera corallina, causando la morte istantanea di migliaia di organismi.
Una delle ultime scoperte di queste scene di vita del passato è arrivata, pochi mesi fa, dalla Cina: è stato ritrovato, in sedimenti vecchi di 130 milioni di anni, lo scheletro di un mammifero, Rapenomamus robustus, grande circa come un grosso gatto, lungo una sessantina di cm per circa 7 kg di peso, nel cui stomaco è stato rinvenuto lo scheletro, lungo appena 13 cm, di un cucciolo di dinosauro Psittacosaurus, un dinosauro erbivoro, lungo, da adulto, un paio di metri, dotato di un robusto becco simile a quello di un pappagallo. Il predatore sazio è stato sorpreso da un’eruzione vulcanica, che lo ha ricoperto di cenere insieme alla sua piccola vittima. Oltre alla testimonianza di vita, questi fossili mostrano un quadro ecologico molto diverso da quello che si era sempre ipotizzato: si era sempre ritenuto, infatti, che i mammiferi, per tutto il Mesozoico, fossero esseri timidi e schivi, sempre in fuga dai terribili rettili predatori (qualcuno ipotizza che la nostra innata paura dei serpenti derivi proprio da questo ricordo ancestrale…), ma questo ritrovamento dimostra che anche tra i mammiferi non mancavano i predatori. Il ritrovamento, nelle vicinanze, di un parente ancora più grande, Rapenomamus giganteus, pesante circa il doppio, e presumibilmente di simili attitudini predatorie, indica che la competizione con i mammiferi non doveva sempre essere a sfavore di questi ultimi.
La paleontologia, quindi, pur studiando organismi del passato, ci permette di ricostruire scenari di ambienti naturali con i loro abitanti, le loro lotte per la vita e loro abitudini con una nitidezza a volte sorprendente. Ognuno di questi scenari si inserisce poi nel grande, complesso puzzle della storia della vita sulla Terra, permettendoci, ad ogni nuova scoperta, di comprendere meglio il nostro pianeta.

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