La paleoecologia

Una volta ricostruita la fisionomia degli essere viventi del passato, è importante anche ricostruire l’ambiente e lo stile di vita. I sedimenti in cui sono ritrovati i resti fossili spesso danno importanti indicazioni sulla geografia dell’ambiente in cui gli organismi vivevano, in particolare per gli organismi ritrovati “in posizione di vita”, morti e fossilizzati, quindi, nel loro ambiente naturale.
Anche l’associazione con altre specie fossili può aiutarci a compredere in che tipo di ambiente vivevano: si pensi, per esempio, alle tipiche associazioni di organismi che vivono su una barriera corallina.
Lo studio dell’anatomia può dare ancora importanti indicazioni: per esempio, si è ipotizzato che i grandi sauri dovessero vivere in acqua, per poter sostenere il grande peso del corpo e che il lungo collo servisse per tenere senza fatica la testa fuori dall’acqua. Altri ricercatori ipotizzano, invece, che questi animali fossero l’equivalente delle odierne giraffe e che il lungo collo servisse per raggiungere le foglie dei rami più alti degli alberi, isolati e un po’ spogli, di un ambiente simile alle odierne savane africane.
Il ritrovamento di resti di cibo nello stomaco di alcuni fossili, o le tracce di predazione su altri, come segni di morsi sulle ossa, ma anche il tipo e l’usura dei denti, aiutano a capire la dieta dell’animale.
Lo studio di ferite, fratture, tracce di malattie sulle ossa, come tubercolosi ossea, artrosi, infezioni e altre malattie degenerative dell’apparato scheletrico, aiutano a comprendere, per esempio, con quali animali il nostro fossile si doveva confrontare, se era soggetto a frequenti aggressioni, se affrontava duelli mortali con i suoi avversari, o soltanto “scaramucce” che lasciavano cicatrici che con il tempo si rimarginavano, quanto tempo poteva vivere …. Per esempio, molti sauropodi giurassici mostrano segni di degenerazioni ossee, probabilmente dovute al peso della grande mole che il loro apparato scheletrico doveva sostenere.

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