Adattamento dei dinosauri

In Alaska e nel Sud dell’Australia (allora unita all’Antartide) sono stati trovati fossili di dinosauri cretacici che vivevano in territori situati oltre i circoli polari. Il clima non era, all’epoca, rigido come quello attuale, ma, a causa delle lunghe notti polari, le temperature dovevano essere, nella stagione di scarsa isolazione, piuttosto basse, probabilmente di pochi gradi. Alcuni ricercatori, di fronte a questi ritrovamenti eccezionali di animali ritenuti tradizionalmente a sangue freddo in un ambiente con basse temperature, hanno ipotizzato che compissero lunghe migrazioni durante i periodi più freddi, oppure che cadessero in letargo, un po’ come fanno, da noi, testuggini e anfibi. Tuttavia, un attento studio morfologico ha mostrato che sia i dinosauri dell’Alaska, predatori piumati (ma incapaci di volare) di 2-3 m di lunghezza, chiamati Troodon, sia quelli antartici, dinosauri ipsilofodonti del genere Leaellynasaura, possedevano occhi insolitamente grandi. Un esemplare di Leaellynasaura particolarmente ben conservato, in cui è visibile un calco naturale del cervello, mostra che i lobi ottici erano anch’essi molto sviluppati. Questo sembrerebbe essere un adattamento ai lunghi mesi di semioscurità delle regioni oltre i circoli polari, che fa scartare l’ipotesi della migrazione. La capacità di visione notturna e, quindi, la possibilità di cacciare anche nell’oscurità fanno ritenere che questi animali fossero attivi anche durante i mesi di scarsa illuminazione, facendo escludere perciò anche l’ipotesi del letargo. L’attività durante i mesi più freddi, però, implica necessariamente un’altra caratteristica: l’omeotermia, ovvero la possibilità di regolare la temperature corporea; in altre parole, i dinosauri, o, almeno, alcuni di essi, dovevavo essere organismi a sangue caldo. Questo era già stato ipotizzato per spiegare la capacità di movimento e la possibilità di dispersione del calore di animali di mole gigantesca, ma queste scoperte ne sono probabilmente la dimostrazione definitiva. E’ anche curioso il fatto che, ai poli opposti della Terra, si siano evoluti animali con caratteristiche fisiche così simili, segno dell’adattamento all’ambiente in cui vivevano. Curiosamente, sembra che proprio nell’ambiente apparentemente più ostile i dinosauri siano sopravvissuti più a lungo dopo l’estinzione alla fine del Cretaceo: forse perchè possedevano una miglior capacità di adattamento, essendo abituati ad una vita in un ambiente duro e difficile.

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