Depositi fisici

I depositi fisici comprendono una grande varietà di materiali che si accumulano in grotta per effetto della gravità (massi di crollo) o per trasporto da parte dell’acqua. I sedimenti possono essere autoctoni, prodotti all’interno della grotta (come i massi di crollo, o l’argilla formata dai minerali insolubili contenuti nel calcare), o alloctoni, trasportati all’interno delle grotte da agenti diversi, in genere dall’acqua. Il materiale trasportato dall’acqua si distingue per il grado di arrotondamento, tanto maggiore quanto più lungo è stato il trasporto e tanto più è tenero il materiale.
La capacità di trasporto dell’acqua, o competenza, dipende dall’energia dell’acqua, in particolare dalla sua velocità e dalla sua densità, e, naturalmente, dalla densità e dal peso del materiale da trasportare. Poichè la maggior parte delle rocce ha densità intorno a 2,7 g/cm3, quindi uguale per tutti i tipi di roccia, la si può ritenere un parametro costante, e, invece del peso, si può considerare il diametro medio dei granuli o ciottoli del materiale da trasportare, cioè quella che viene chiamata granulometria. Tanto maggiore è la velocità dell’acqua, tanto maggiori saranno le dimensioni delle particelle che potrà trascinare con sè. Le dimensioni delle particelle variano da millimetriche a metriche, nel caso di forti piene con acque cariche di sedimenti. In grotta, il trasporto di materiale di grandi dimensioni è raro, poichè, anche se mai le acque potessero raggiungere competenze tali da trascinare grossi blocchi, il trasporto verrebbe rapidamente arrestato dalla dimensione dei condotti: il materiale più diffuso è in genere costituito da ghiaie e sabbie.
Quando la velocità della corrente diminuisce, diminuisce anche la competenza, e l’acqua abbandona il materiale più grossolano, effettuando, così, una classazione granulometrica del materiale, cioè una separazione in base alle dimensioni delle particelle. Rinvenire in un condotto allagato materiale grossolano significa che la corrente può avere velocità elevate. Poichè l’acqua è in continuo movimento e con velocità molto variabili, non è raro osservare un continuo riorganizzarsi e mutare di forma e di granulometria dei depositi sul fondo di una galleria: la visita di una galleria ben conosciuta subito dopo un evento di piena può riservare sorprese, non sempre gradite, come, per esempio, occlusione di passaggi stretti e di piccole dimensioni, che devono essere riaperti con difficili operazioni di scavo, o la presenza, soprattutto in corrispondenza di inghiottitoi, di materiale trascinato dalla corrente e estraneo alla grotta, come grossi tronchi o detriti vegetali. Queste modifiche dei depositi possono anche creare degli sbarramenti al deflusso nella zona vadosa, dando origine alla formazione di laghi o di sifoni.
La presenza di materiale fine sul soffitto e sulle pareti di una cavità subaerea, specie dove il materiale appare umido e “fresco”, non polveroso o secco, può indicare che la galleria può subire allagamenti totali, e quindi  è necessario fare attenzione durante le esplorazioni in periodi particolarmente piovosi.
I depositi fisici, soprattutto quando provengono dall’esterno, possono fornire preziose informazioni sull’evoluzione della regione: possono, infatti, contenere resti di formazioni rocciose ora completamente smantellate dall’erosione, oppure testimonianze del passaggio di ghiacciai, documentare l’alternanza di periodi caldi e periodi freddi. Uno studio dettagliato dei depositi chimici e fisici di una grotta è di fondamentale importanza per la ricostruzione della storia geologica e climatica più recente.

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