Depositi chimici

Tutte le grotte sono occupate in misura più o meno importante da depositi chimici, le concrezioni, e depositi fisici, sedimenti di vario tipo per lo più trasportati dall’acqua all’interno delle grotte. Questi, che nel loro complesso prendono il nome di speleotemi, costituiscono un preziosissimo archivio di dati sull’evoluzione geologica, ambientale e, soprattutto, climatica del passato.
I sedimenti chimici si formano quando le acque sature di carbonato di calcio subiscono delle variazioni di temperatura o di contenuto in CO2, o si concentrano per evaporazione, divenendo così sovrassature: il carbonato in eccesso si deposita, quindi, sotto forma di concrezioni, che prendono forme diverse a seconda del punto in cui si formano, delle modalità di precipitazione dei minerali, ecc. La maggior parte delle concrezioni è costituita da calcite, il minerale di grotta sicuramente più diffuso. Quasi tutte le concrezioni si formano in ambiente subaereo, ma in condizioni particolari, come in piccoli bacini chiusi con acque sovrassature, possono formarsi anche concrezioni subacquee. La maggior parte delle concrezioni osservabili nelle grotte allagate è costituita da concrezioni formatesi in zona subaerea, e successivamente portate nella zona satura per l’allagamento dei condotti, con acqua dolce o salata, conseguente ad un successivo innalzamento del livello di base.
Le concrezioni si formano più rapidamente e più abbondantemente in climi caldi. La crescita avviene in genere in lamine concentriche, la cui composizione chimica (in particolare per quanto riguarda gli isotopi dell’ossigeno) rispecchia quella dell’acqua e dell’atmosfera in cui si formano: sono quindi un importante archivio di dati sul clima del passato.

Argomenti speciali

Dalla Mediateca

Curiosità