Speleologia nel ghiaccio

Fin dalle prime esplorazioni sui ghiacciai alpini, alpinisti e studiosi hanno osservato lo spettacolo, insieme affascinante e pauroso, degli inghiottitoi glaciali. I mulini erano visti come bizzarre anomalie naturali, che suscitavano curiosità e timore, per la profondità a volte insondabile e per la violenza con cui le acque sembrano essere risucchiate nel ventre del ghiacciaio: per più di un secolo molti si sono interrogati sull’origine di queste strutture e sull’invisibile percorso dell’acqua all’interno del ghiacciaio (le prime esplorazioni documentate risalgono alla fine del 1800, sulla Mer de Glace, in Francia), tuttavia è solo dagli anni ‘80 che il progresso tecnico permette l’esplorazione diretta, in sicurezza e con relativa facilità, degli inghiottitoi glaciali.
Nasce così una nuova disciplina, la speleologia glaciale, che unisce il lato esplorativo e sportivo alla ricerca scientifica: grazie al lavoro dei glaciospeleologi, si cominciano ora a capire i meccanismi che originano le grotte glaciali e l’importanza del loro studio per la comprensione del comportamento dei ghiacciai, in particolare della circolazione delle acque al loro interno. Molte esplorazioni hanno per teatro gli immensi e spettacolari ghiacciai dell’Islanda, delle Svalbard, della Patagonia e della Groenlandia (e proprio qui nel 1998 è stato raggiunto un lago ghiacciato alla profondità di 203 m sul fondo dello spettacolare mulino di Malik, il più profondo finora mai esplorato), ma da qualche anno anche i più modesti ghiacciai alpini stanno suscitando interesse, soprattutto per la possibilità di effettuarvi studi ripetuti nell’arco di diversi anni.
Ogni anno, in una breve stagione che va dalla tarda primavera alle prime nevicate autunnali, i principali mulini vengono discesi, fotografati, misurati, contrassegnati con paline, allo scopo di cogliere, nelle variazioni che vi si osservano, qualche indizio che permetta di capirne la formazione e l’evoluzione futura. Al di là della ricerca scientifica, che, ancora agli albori, rende questa disciplina particolarmente stimolante per chi vi si dedica, la discesa in un mulino è una delle cose più emozionanti che la montagna possa offrire e rappresenta sicuramente una delle ultime frontiere dell’esplorazione. A causa dell’acqua, solo i mulini e una piccola parte delle cavità alla fronte sono percorribili, mentre il resto del sistema resta inaccessibile all’esplorazione diretta: sulla sua struttura si possono solo fare ipotesi, aiutandosi con metodi particolari, come, per esempio, l’immissione di traccianti colorati. La visita alle cavità orizzontali che si aprono alla fronte del ghiacciai, apparentemente priva di rischi, sembrerebbe non richiedere particolari accorgimenti e attrezzature: si tratta spesso, infatti, di ampi ambienti dove è possibile camminare sul substrato roccioso. In realtà non è consigliabile addentrarsi in questi ambienti, in quanto si tratta di strutture che, sottoposte all’enorme spinta della massa del ghiacciaio, possono essere molto instabili.
Crolli di blocchi di ghiaccio e sassi che cadono dalla superficie sovrastante sono frequenti, specialmente nelle ore più calde, pertanto, in mancanza di indicazioni precise o di una guida del posto, è meglio ammirare queste cavità da una certa distanza. Invece, nonostante le apparenze, l’esplorazione dei pozzi glaciali è meno pericolosa, a patto, naturalmente, di possedere un’adeguata attrezzatura e un minimo di conoscenze tecniche. In questo caso, non vengono adottate le usuali tecniche di progressione su ghiaccio verticale (tipo piolet traction), ma si ricorre ad un connubio tra alpinismo e speleologia. Si sale e scende, infatti, appesi a corde di tipo speleologico, con attrezzi tipici della progressione in grotta, mentre dall’alpinismo derivano i chiodi da ghiaccio tubolari e i ramponi e le piccozze corte, che facilitano sia la progressione verticale sia gli spostamenti una volta toccato il fondo. I rischi sono legati all’acqua, che si riversa dall’esterno con notevole portata nei pozzi attivi, e ai sassi che a volte incombono sul bordo. Per questi motivi è opportuno scegliere con cura il periodo dell’anno e l’orario della giornata nei quali scendere, al fine di minimizzare i rischi e rendere più sicura possibile un’attività tanto spettacolare.

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