Evoluzione di una grotta

Un mulino si forma in un punto preciso del ghiacciaio, dove la fratturazione è favorevole, e, come tutto ciò che si trova sopra e dentro il ghiacciaio, viene poi lentamente trascinato a valle dal movimento del ghiaccio stesso: la primavera successiva, un nuovo mulino si formerà nel medesimo punto, e il vecchio mulino, privato dell’acqua catturata del suo compagno più giovane, piano piano si chiuderà, grazie al rigonfiamento plastico del ghiaccio, fino a scomparire nel giro di pochi anni, mentre nuovi mulini continuano a formarsi più a monte. Per questo motivo, i mulini si presentano quasi sempre a gruppi, allineati lungo precise direzioni, e sempre nello stesso punto del ghiacciaio: da monte verso valle, è possibile osservare tutti gli stadi della vita di un mulino, da “embrioni” di mulini, fratture appena allargate dall’acqua, a mulini “bambini”, fori cilindrici di pochi centimetri di diametro, ma spesso profondi diversi metri, fino a grandi pozzi, profondi parecchie decine di metri, larghi qualche metro, con forme complesse, per arrivare a vecchi pozzi inattivi, fossili e silenziosi, che, di anno in anno, si fanno inesorabilmente sempre più stretti, fino a scomparire senza lasciare traccia.
Abituati a pensare ai fenomeni geologici come processi per lo più lenti, anche se inesorabili, stupisce la rapidità con cui le grotte glaciali si formano, si modificano e scompaiono: tornando, anche solo dopo pochi giorni, ad osservare i medesimi mulini, si possono facilmente notare profondi cambiamenti di forma, dimensioni, quantità d’acqua che li alimenta, tanto che, a volte, si arriva a dubitare di stare osservando proprio la stessa struttura. Per studiare questo tipo di cavità è perciò necessario contrassegnarle con paline, in modo da riconoscerle di anno in anno, e disegnarne il rilievo topografico, per monitorarne le variazioni di forma e di profondità. In questo modo è stato possibile, per esempio, studiare i mulini del Ghiacciaio dei Forni, e stabilire che i mulini hanno una vita media di almeno 6 anni, di cui i primi tre necessari per raggiungere le dimensioni massime e i successivi di progressivo declino. Su ghiacciai più grandi, come alle isole Svalbard, sono stati osservati mulini vecchi di più di 25 anni. In ogni caso, indipendentemente dallo spessore del ghiaccio, la profondità massima delle grotte glaciali non supera i 200 m (203 m, per la precisione, in Groenlandia): nessuno grotta può infatti esistere al di sotto di questa profondità, considerata il limite del comportamento fragile del ghiaccio.

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