Il monitoraggio dell’aria

Per poter definire e adottare misure (che nell’insieme costituiscono una “politica ambientale”) idonee a ricondurre al principio di sostenibilità ambientale lo sviluppo di un Paese, è necessario innanzitutto avere una conoscenza precisa dello stato di salute dell’ambiente nelle diverse aree geografiche di cui si compone un territorio. Successivamente si possono individuare le cause che hanno portato al degrado ambientale e proporre misure di risanamento dell’ambiente e di limitazione, o eliminazione, delle fonti di inquinamento.
Nel caso dell’atmosfera il monitoraggio della qualità dell’aria di una determinata area richiede uno studio approfondito e prolungato nel tempo e si attua mediante una rete di monitoraggio, ovvero un insieme di stazioni di misura distribuite sul territorio, in grado di rilevare la concentrazione degli inquinanti nella bassa atmosfera. Le tradizionali tecniche di rilevamento dell’inquinamento consistono in analisi fisiche, chimiche e microbiologiche, le quali indicano quali sostanze inquinanti sono presenti nell’aria e in quale concentrazione.  Il controllo della qualità dell’aria consente di rilevare i livelli di concentrazione degli inquinanti atmosferici e verificare che i valori limite stabiliti dalla legge siano rispettati. Il valore limite (o valore guida) per un determinato inquinante viene calcolato sulla base di criteri che variano da paese a paese ma che risultano comunque legati alla salvaguardia della salute dell’uomo e della natura. Solo una minima parte degli inquinanti atmosferici vengono misurati in quanto, solamente per alcuni, si dispone di tecniche di misurazione sufficientemente accurate e precise tali da consentirne la rilevazione 24 ore su 24. Questi inquinanti consentono, comunque, di indicare con precisione il grado di inquinamento dell’atmosfera.
Un altro metodo di valutazione della qualità dell’aria che si sta sviluppando negli ultimi anni è rappresentato dal biomonitoraggio, che va ad affiancare le tecniche di monitoraggio tradizionale. Le tecniche di biomonitoraggio misurano l’inquinamento atmosferico attraverso l’uso di organismi viventi, gli indicatori biologici (o bioindicatori), i quali reagiscono con variazioni morfologiche o fisiologiche a determinate concentrazioni di inquinanti.

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