Fitodepurazione

Negli ultimi decenni si è affermata una “soluzione biotecnologia” in grado di rimuovere gli inquinanti dalle acque: la fitodepurazione che si basa sulla capacità di autodepurazione dell’ambiente acquatico attraverso processi fisici, chimici e biologici ad opera di organismi vegetali e batterici. Le piante interessate sono macro e microfite che vengono appositamente selezionate in base ad alcune caratteristiche come la capacità di adattamento all’ambiente da decontaminare e la crescita rapida con formazione di biomassa; comunque le specie utilizzate per la fitodepurazione sono piante acquatiche o igrofile, ovvero capaci di vivere in ambienti umidi. In particolare a seconda del tipo di sistema di fitodepurazione che si vuole costruire vengono utilizzati diversi tipi di macrofite galleggianti, sommerse ed emergenti singolarmente o in associazione. La depurazione delle acque avviene grazie all’attività congiunta delle macrofite e di alcuni microrganismi ad esse associati: le alghe si nutrono di una parte degli inquinanti presenti e favoriscono lo sviluppo dei batteri in grado di trasformare le sostanze nocive metabolizzandole.
Le tipologie impiantistiche dei sistemi di fitodepurazione dipendono dalla direzione di scorrimento dell’acqua. I sistemi a flusso superficiale sono formati da vasche o canali che hanno una profondità dai 40 ai 60 cm, e ricreano un ambiente simile agli stagni coperti da idrofite galleggianti. Invece nei sistemi a flusso sub-superficiale, le acque correnti non sono in contatto con l’atmosfera e nelle vasche viene inserito un supporto inerte sul quale si sviluppano le radici delle macrofite. L’acqua scorre sotto il supporto inerte e, per favorire il movimento, la vasca, profonda 70-80 cm, è in pendenza.
I sistemi di fitodepurazione rappresentano un’alternativa di trattamento delle acque reflue per le comunità rurali di piccole dimensioni e per gli scarichi stagionali come per esempio quelli dei campeggi, degli alberghi e dei villaggi turistici o per il trattamento degli scarichi industriali, dei percolati provenienti dalle discariche e delle acque di dilavamento di strade e autostrade. I costi di realizzazione sono molto variabili, ma comunque non superiori a quelli degli impianti di depurazione convenzionale, mentre i costi di gestione sono assai modesti dato che i consumi energetici possono essere addirittura inesistenti.

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