Corsi e ricorsi storici

I terremoti, proprio perchè legati a situazioni geologiche e tettoniche, tendono a ripetersi nel tempo nelle medesime aree, spesso con modalità simili. E’ molto importante, quindi, raccogliere i dati storici di eventi sismici che vadano il più indietro possibile nel tempo. Alcuni studi geologici permettono anche di ricostruire eventi sismici di un passato ancora più lontano, studiando, per esempio, particolari forme del terreno, antiche frane o la rottura di concrezioni all’interno di grotte. Vengono in questo modo costruite delle mappe, per ogni regione, dei sismi del passato, che permettono di costruire delle carte di rischio sismico, realizzando la cosiddetta zonazione sismica. Per ogni area, è importante conoscere l’intensità dei diversi sismi che si sono succeduti, in modo da determinare il “tempo di ritorno” dei sismi di maggior intensità: in pratica, si costruisce una statistica degli eventi più intensi e si determina ogni quanti anni un terremoto di una certa entità si è verificato. I sismi di maggior intensità hanno in genere i tempi di ritorno più lunghi, che possono essere di anni o decenni, o centinaia di anni. Non si sa quando esattamente un terremoto avverrà, ma si sa che avverrà entro un certo periodo di tempo, e più passa il tempo, più aumentano le probabilità che un certe evento si verifichi. La quiete della Terra, quindi, non deve farci abbassare la guardia, tutt’altro! Un esempio classico è la zona della faglia di San Andreas, in California, una delle zone sismiche più studiate. La faglia di San Andreas, lunga più di 1000 km e profonda 32, è il luogo dove si scontra la placca Nordamericana con quella Pacifica: qui il tempo di ritorno dei sismi di maggior intensità è stimato in 100-150. L’ultimo evento di forte intensità è avvenuto nel 1857, per cui diviene sempre più probabile che un forte terremoto si verifichi di qui a pochi anni. E’ quindi iniziata l’attesa di quello che i californiani chiamano “The Big One”, quello “grosso”. Altri studi stanno mettendo in luce un aumento della microsismicità e delle deformazioni intorno alla zona di faglia, tutti segni precursori di un prossimo movimento importante: si stima quindi che vi sia il 60% di probabilità che si produca un violento terremoto nei prossimi 30 anni. Il Big One è atteso: si spera che tutto sia pronto!

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