Allarmi internazionali

In Italia è attiva una rete di stazioni di rilevamento sismico gestita da enti di ricerca pubblici e da università; in particolare, l’Istituto Nazionale di Geofisica gestisce le 32 stazioni di monitoraggio nazionale, distribuite sul territorio italiano e collegate in tempo reale con la sede centrale di Roma. Dal 1981 è attivo il Gruppo Nazionale per lo studio dei problemi inerenti la difesa dei terremoti, promosso dal Consiglio dei Ministri, mentre il Servizio Sismico Nazionale ha il compito di vigilare sull’esecuzione della legge sismica che regolamenta la normativa edilizia in campo sismico. E’ stata prodotta, e continuamente aggiornata, la classificazione sismica dell’intero territorio: più di 8000 comuni sono così stati suddivisi in 3 classi di pericolosità sismica, che prevedono precisi vincoli edilizi alle costruzioni e opere antropiche. Insieme alla Protezione Civile, poi, sono stati stesi piani di intervento in caso di eventi sismici particolarmente gravi.
Le reti di monitoraggio sismico di moltissimi Paesi del mondo sono, o dovrebbero, essere in costante contatto tra loro, in modo da stabilire un’efficace rete di collegamento e di allerta. Spesso questi sistemi di allerta funzionano, come è, per esempio, per il sistema di monitoraggio e di allarme tsunami nel Pacifico, mentre in altri casi il coordinamento è molto difficile. Il recente terremoto nell’area ha invece dimostrato come, con un minimo di cooperazione e un impegno finanziario modesto, sia stato possibile allertare le popolazioni in tutta del rischio tsunami. Il fatto che poi, questa volta, la natura capricciosa non abbia creato alcuna “onda assassina” non deve certo essere un invito ad abbassare la guardia!

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