Una risorsa idrica

I ghiacciai delle regioni temperate aride forniscono una fonte di acqua molto importante nell’economia delle comunità rurali locali. L’uso più sistematico riguarda l’utilizzo delle acqua glaciali per l’irrigazione dei campi, mentre l’uso a scopo potabile è spesso limitato dalla grande quantità di particelle solide trasportate dalle acque, che spesso hanno un colore grigiastro e un particolare aspetto lattiginoso. Nelle alti valli del Karakorum, veri e propri deserti di alta quota, dove le precipitazioni vanno da 200 a 80 mm annui, l’agricoltura dipende esclusivamente dalle acque di fusione glaciale. Per sfruttarla, vengono costruiti sistemi di canali, lunghi anche parecchi chilometri: costruiti spesso su instabili depositi glaciali, necessitano di una costante manutenzione e di continue sistemazioni per adattarli alle variazioni frontali dei ghiacciai. Anche sulle Alpi, in Val d’Aosta o nella Valle del Rodano, esisteva in passato una rete di canali di irrigazione, chiamati bisse o ru, che sfruttavano le acque di fusione.
Nelle regioni polari, invece, le popolazioni dell’estremo Nord, come gli Inuit, hanno per molto tempo sfruttato gli iceberg come fonte di acqua potabile. Essendo costituiti da ghiaccio di ghiacciaio, originato, quindi, dalla trasformazione di neve, gli iceberg sono fatti per la gran parte da acqua dolce. Anche ora vengono periodicamente riproposti progetti per lo sfruttamento di queste preziose risorse, per esempio rimorchiando iceberg in prossimità di coste di Paesi con scarsità d’acqua potabile, tuttavia per ora i costi di queste operazioni risultano ancora molto superiori ai benefici.

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