Sistemi di casa nostra

L’Italia, per la sua situazione geologica, è ricca di campi geotermici, sia ad alta che a bassa temperatura. Il “simbolo” e fiore all’occhiello dell’energia geotermica nel nostro Paese è sicuramente rappresentato dal campo termale di Larderello-Travale-Radicondoli, in Toscana. Qui, per la prima volta nel mondo, è stata realizzata la produzione di energia elettrica, ma lo sfruttamento dei “soffioni” risale già al Medioevo, per la produzione di zolfo e acido solforico, e, a partire dal 1780, per la produzione di acido borico. Se la risorsa è tutta italiana, si deve però ad un francese, il signor De Larderel (dal quale ha preso il nome la località), il primo utilizzo dell’energia termica per estrarre l’acido borico di cui i vapori dei soffioni sono ricchi. I primi esperimenti di produzione di energia elettrica avvennero nel 1904 e la prima centrale produttiva nacque nel 1913, con una potenza di 250 kW, ma fu soltanto dal 1930 che la produzione di energia elettrica divenne una parte importante dell’energia da risorse alternative e rinnovabili nel nostro Paese. Con una capacità attuale di 790 MW, esattamente 100 anni dopo i primi esperimenti, la geotermia italiana ha raggiunto la sua massima produttività nel 2011, quando sono stati prodotti 5300 GWh, al netto dei consumi degli ausiliari. La ricerca su questo campo non si è ancora fermata: attualmente si sta progettando di indagare a profondità superiori agli attuali campi in coltivazione con lo scopo di trovare fluidi supercritici. Il secondo campo geotermico “storico” italiano è localizzato non distante da Larderello, sul M. Amiata, dove viene prodotta energia elettrica da impianti di 120 MW. Oltre alla produzione di energia elettrica, gli impianti toscani forniscono acque per il riscaldamento domestico e di serre, per l’industria casearia e la pescicoltura e alimentano impianti per la produzione di CO2 e acido borico. Recentemente sono stati scoperti altri campi interessanti in Lazio (Alfina e Cesano) e nell’area dei Campi Flegrei (Napoli), oltre che nell’area dei Colli Euganei (Veneto) e nel Ferrarese. Nel sottosuolo della Pianura Padana, a S. Donato Milanese (Lombardia), sono stati scoperti campi di acque calde a profondità tra i 1900 e i 2400 m, con temperature tra i 70 e gli 80 °C, e campi simili sono stati rilevati nel sottosuolo di Villaverla e Vicenza (Veneto) e Ferrara (Emilia Romagna). Proprio nel sottosuolo dell’area di Casaglia (Ferrara), dove sono stati scoperti acquiferi carbonatici a 1.200-2.000 m di profondità con temperature di 100 °C, è in corso di realizzazione uno dei più importanti progetti di teleriscaldamento geotermico a livello mondiale, che prevede il riscaldamento di decine di migliaia di abitazioni.

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