Carta sostenibile

Fino al secolo scorso la carta era fatta generalmente con stracci, cordame o canapa, metodo andato in crisi soprattutto per le continue epidemie di peste che spingevano a bruciare vestiti e stracci contaminati causando il drastico calo della materia prima. Il degno sostituto degli stracci per fare la carta è senz’altro il legno, che ha un costo molto basso.
La migliore carta viene prodotta da alcune conifere come abeti e pini o da latifoglie come eucalipto, betulla e pioppo. In realtà però vengono utilizzati anche altri tipi di albero: in Indonesia, ad esempio, si attinge direttamente alla foresta tropicale per creare la cellulosa MTH (Mixed Tropical Hardwood). La qualità di questa carta è più scadente, ma è decisamente meno costoso tagliare le foreste già formate piuttosto che piantare alberi più adatti, tipo le acacie, ed aspettare che crescano.
Questo ha portato alla distruzione di migliaia di ettari di foreste, non solo in Brasile, come l’opinione pubblica può pensare, ma anche in paesi come Canada, Indonesia, Finlandia, Russia e Africa. Se consideriamo che i due terzi delle specie animali e vegetali hanno il loro habitat nei vari ecosistemi forestali e che boschi e foreste producono l’ossigeno assolutamente indispensabile alla nostra esistenza, assieme all’acqua, altra risorsa primaria in grave pericolo, è facile comprendere che dobbiamo per forza adottare un cambiamento di abitudini come l’uso di carta riciclata o certificata FSC (Forest Stewardship Council).

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