L’esplorazione del Pianeta Rosso

A metà degli anni ’70 il pianeta Marte, il nostro vicino, divenne un obiettivo fondamentale per due sonde americane: le gemelle Viking. Entrambe, composte da un modulo orbitante (orbiter) e da un modulo di atterraggio (lander), scattarono le prime foto dettagliate della superficie marziana, riuscendo a fornire una mappa di oltre il 90% del pianeta.
L’immagine pubblica di Marte cambiò in maniera brusca: il pianeta rosso non era più lussureggiante né ricco di vegetazione, piuttosto era simile alla tundra terrestre, desertico e privo di vita.
La durata prevista della missione era di 90 giorni a partire dal momento dell’atterraggio ma sia il lander che l’orbiter continuarono ad operare ben oltre i termini previsti. La missione venne dichiarata terminata il 21 maggio 1983, più di 6 anni e mezzo dopo la data prevista inizialmente dai progettisti.
L’esplorazione di Marte ebbe poi sostanzialmente una pausa di oltre vent’anni, interrotta solamente dalla missione americana Mars Global Surveyor che, lanciata nel 1996, iniziò ad inviare le prime immagini del Pianeta Rosso alla fine del ’97. Le sue immagini ad alta risoluzione permisero di apprezzare anche i particolari del pianeta, facendo ipotizzare per la prima volta la presenza di acqua.
Da questo momento la ricerca di acqua, sia essa in superficie, imprigionata sottoforma di ghiaccio o nel sottosuolo sottoforma di permafrost, diventò l’obiettivo principe di tutte le missioni verso il Pianeta Rosso.
Nel 2001, infatti, la sonda statunitense Mars Odyssey riuscì a scoprire grandi quantità di idrogeno appena sotto la superficie, chiaro indizio della presenza di acqua.
Tuttavia fu il 2003 l’anno che vide un’impennata nelle missioni verso Marte con il chiaro obiettivo di “stanare” l’acqua che apparentemente sembra scomparsa, ma che probabilmente si trova negli strati del sottosuolo. Vennero lanciati la sonda europea Mars Express, ospitante al suo interno il rover Beagle 2, e i due rover della NASA, Spirit e Opportunity.
Il 2003 rappresentava un momento propizio per l’esplorazione del Pianeta Rosso, in quanto Marte e Terra si trovavano in una configurazione orbitale particolarmente favorevole, detta Grande opposizione.  A fine  Agosto, infatti,  i due pianeti, grazie all’ellitticità delle loro orbite,  si vennero a trovare nel punto di massimo avvicinamento, ad una distanza di solo 56 milioni di km.
L’orbiter entrò nell’orbita di Marte il 25 dicembre 2003 e nello stesso giorno venne sganciato il rover Beagle 2. Dopo ripetuti tentativi di comunicazione il 6 febbraio 2004 il rover fu dichiarato perso, probabilmente andò distrutto nell’impatto con l’atmosfera.
La prima immagine dell’Orbiter ha mostrato la Valles Marineris con livelli di dettaglio mai raggiunti prima. Nei due anni successivi le immagini inviate a Terra hanno fornito le prime prove dirette della presenza di acqua su Marte.
Per finire, il 4 agosto 2007 è stata lanciata la missione americana Phoenix, che ha portato un nuovo lander nelle regioni polari nord di Marte per ispezionare il terreno marziano alla ricerca di indizi sull’esistenza di vita passata o presente. Il 10 novembre 2008 la missione è stata dichiarata conclusa.

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