L’economia del cowboy e l’astronave Terra

E’ difficile ricondurre il concetto di economia circolare a una data certa o un singolo autore da cui ha avuto origine l’economia circolare, tuttavia le applicazioni pratiche ai moderni sistemi economici e ai processi industriali risalgono agli anni ’70.
Sicuramente uno degli articoli che ha gettato le fondamenta dell’economia ambientale è “The economics of the coming spaceship Earth”  pubblicato nel 1966 a cura Kenneth Boulding. Nell’articolo, Boulding delinea due tipi di economia, identificandoli con due figure, il cowboy e l’astronauta: il cowboy si limita a considerare le pianure sterminate che lo circondano, mosso da una continua sete di conquista e di consumo, l’astronauta ha invece la profonda consapevolezza del sistema che lo ospita, la grande navicella spaziale Terra, dei suoi limiti e dei cicli che regolano il suo funzionamento. “Sia pure in modo pittoresco chiamerò ‘economia del cowboy’ l’economia aperta; il cowboy è il simbolo delle pianure sterminate, del comportamento instancabile, romantico, violento e di rapina che è caratteristico delle società aperte. L’economia chiusa del futuro dovrà rassomigliare invece all’economia dell’astronauta: la Terra va considerata una navicella spaziale, nella quale la disponibilità di qualsiasi cosa ha un limite, per quanto riguarda sia la possibilità di uso, sia la capacità di accogliere i rifiuti, e nella quale perciò bisogna comportarsi come in un sistema ecologico chiuso capace di rigenerare continuamente i materiali, usando soltanto un apporto esterno di energia”.
Boulding è stato il primo a considerare la Terra come un sistema chiuso: solo dalla Terra, proprio come avviene per gli astronauti in una navicella spaziale, i terrestri possono trarre le risorse necessarie, e solo sulla Terra possono rigettare le scorie e i rifiuti. Le scorte di energia, quindi, possono essere rimpiazzate solo da energia solare mentre quelle di acqua e materie prime possono essere durevoli solo se queste sono riutilizzate e riciclate. Il mito dell’espansione dei consumi e delle economie dei singoli Paesi e mondiale può portare soltanto a una crisi più o meno vicina nel tempo, proprio perché questo modello si basa su un presupposto errato, e cioè considerare illimitate le risorse sul nostro Pianeta.

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