Ecosistemi e sostenibilità

Nel 1987 ci fu il primo rapporto della Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo (WCED), chiamato rapporto Brundtland (dal nome dell’allora primo ministro norvegese Gro Harlem Brudtland, presidente della Commissione). Nel 1992 seguì la Conferenza mondiale sull’ambiente, l’Earth Summit di Rio de Janeiro; in entrambe le occasioni si ufficializzò in tutto il mondo il termine “sviluppo sostenibile”. Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo volto a non compromettere la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo, o a godere della stessa quantità di risorse presenti oggi. Ciò è possibile preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali.  L’Agenda 21, cioè agenda per il ventunesimo secolo, rappresenta il documento ufficiale approvato dai paesi di tutto il mondo a Rio de Janeiro e, da allora, la “Commissione per lo sviluppo sostenibile” presso l’ONU, si accerta che vengano rispettate le direttive dell’Agenda 21 in tutti i paesi che l’hanno sottoscritta.
Herman E. Dally, economista presso la banca mondiale, nel 1991 ricondusse lo sviluppo sostenibile a tre condizioni indispensabili per l’uso delle risorse naturali da parte dell’uomo:

  • l’utilizzo delle risorse rinnovabili non deve superare la loro capacità di rigenerazione
  • l’immissione di inquinanti e scorie nell’ambiente non deve superare la capacità di carico dell’ambiente stesso
  • lo stock di risorse non rinnovabili deve restare costante nel tempo

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