Il consumo di acqua

All’uomo interessa in particolare l’acqua potabile, sempre più scarsa in rapporto all’aumento della popolazione mondiale e per effetto dell’inquinamento. Oggi sono in funzione, soprattutto lungo le coste delle regioni aride, impianti che rendono potabile l’acqua marina per supplire alla mancanza di acqua potabile sui continenti.
L’acqua in tutte le sue forme è importante anche perché parte integrante del paesaggio terrestre, infatti, concorre in misura preponderante al modellamento della superficie terrestre e determina il clima caratteristico della regione.
La variabilità delle condizioni climatiche e idrogeologiche rende la disponibilità di acqua estremamente diversa da una regione ad un’altra. Si può parlare di carenza idrica quando la quantità disponibile di acqua pro capite scende sotto i 500 metri cubi annui. Persino quei Paesi con un’elevata disponibilità d’acqua dolce corrono il rischio di dovere affrontare la scarsità d’acqua. La mancanza d’acqua, infatti, è un concetto relativo, poiché può riferirsi sia alla mancanza assoluta d’acqua, sia alla difficoltà d’accesso a delle riserve idriche sicure. Su tutti i continenti le risorse idriche sono sempre più sfruttate dalla crescente richiesta di interventi irrigui per scopi agricoli, per le opere di urbanizzazione e per uso industriale. Lo sviluppo economico e la crescita urbanistica spesso provocano danni ai corsi d’acqua dolce a causa dell’aumento dell’inquinamento. Questo riduce la quantità di acqua di buona qualità disponibile per gli utilizzi primari, quali il bere, l’alimentazione e l’igiene personale.
Nel corso del secolo scorso i consumi mondiali di acqua dolce sono aumentati di quasi 10 volte, e circa il 70% dell’acqua consumata sulla Terra è impiegato per uso agricolo. Questa è una percentuale in calo perché aumenta il consumo per gli usi industriali (22%) e per usi domestici (8%). Nelle regioni meno sviluppate risulta maggiore la percentuale di acqua destinata all’uso agricolo, mentre nelle regioni più sviluppate è più alta la percentuale di acqua destinata ad usi industriali e domestici.
Più ci spostiamo verso paesi a basso reddito, più la percentuale destinata alle colture aumenta fino a una media dell’82%. I paesi ad alto reddito invece destinano meno acqua all’agricoltura (mediamente il 30%), ma ne utilizzano di più per il settore industriale e domestico, in media 59% e 11%.
Se analizziamo il consumo medio pro capite scopriamo che questo varia molto tra i diversi paesi: secondo le Nazioni Unite uno statunitense consuma 575 litri di acqua al giorno, un italiano 385 litri, mentre un indiano e un cinese 135 litri e 85 litri rispettivamente. Una spiegazione che viene data considera che un alto tenore di vita comporta un alto consumo di acqua, mentre non è altrettanto vero il contrario: infatti nelle regioni meno sviluppate l’agricoltura assorbe la maggior parte dell’acqua disponibile, ma per l’inefficienza dei sistemi di irrigazione viene perduto circa il 60%. Sempre attraverso una distribuzione inadeguata si perde il 36% dell’acqua disponibile per usi industriali e urbani. A questo si aggiungono problemi di siccità, cambiamenti climatici, deforestazione e di inquinamento delle falde acquifere.

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