Acqua e agricoltura

L’uso agricolo dell’acqua per irrigare i campi rappresenta la principale forma di consumo delle risorse idriche mondiali e coinvolge i due terzi della disponibilità mondiale di acqua dolce. L’acqua non è uniformemente distribuita sul nostro pianeta, quindi, molto spesso, è necessario l’intervento dell’uomo che modifica i corsi naturali dei fiumi e costruisce canali artificiali per portare l’acqua dove serve. I fabbisogni idrici in agricoltura dipendono da numerosi fattori tra i quali vi sono il clima, la natura dei suoli, le pratiche colturali, i metodi di irrigazione, i tipi di coltura, ed altri ancora.
Ad esempio, l’agricoltura intensiva che si pratica oggi nel mondo e che sfrutta al massimo la produttività dei terreni richiede molta più acqua rispetto all’agricoltura tradizionale, così come la quantità d’’acqua richiesta per irrigare i campi in zone aride e semiaride è notevolmente superiore a quella utilizzata nelle zone temperate.
I processi di irrigazione, soprattutto nelle zone aride, possono causare la salinizzazione del suolo, cioè provocano un progressivo aumento di sali che nel tempo impediscono l’uso e distruggono le potenzialità produttive dei terreni. Questo avviene in presenza di uno scarso drenaggio del terreno e di forte evaporazione delle aree irrigate: ossia, l’acqua che il terreno non è in grado di assorbire subito evapora e lascia nel suolo il suo contenuto minerale. E’ per questo fenomeno che le coltivazioni delle zone aride o semi aride del pianeta hanno subito negli ultimi decenni un calo di produttività: su 270 milioni di ettari di superficie irrigata totale, si stima che 20-30 milioni siano colpiti da salinizzazione.
Le coltivazioni che crescono in suoli salinizzati subiscono squilibri nutrizionali e per questo richiedono l’impiego di maggiore energia e di sostanze per crescere alla stessa velocità delle piante coltivate in condizioni normali.
Soltanto alcune specie coltivate presentano un’elevata tolleranza alla salinità, tra queste, la barbabietola, l’orzo, l’asparago, lo spinacio. Per le principali coltivazioni è necessario circoscrivere questo fenomeno, ossia diminuire l’eccesso di acqua che si infiltra nel suolo e, quindi, irrigare secondo l’effettiva esigenza della coltura, non in eccedenza, poiché, soprattutto nelle aree dove manca un drenaggio naturale, si può determinare un innalzamento del livello della falda acquifera che fa risalire l’acqua sotterranea in superficie.
In generale, è importante utilizzare sistemi di coltivazione e di lavorazione che non impoveriscano il suolo di sostanza organica (che migliora la cattura dei sali e aumenta la permeabilità del suolo) ed è utile preferire colture che utilizzano al meglio l’acqua disponibile nel suolo, magari con radici capaci di estrarre l’acqua presente in eccesso negli strati più profondi. Le colture perenni e le foraggere, specialmente l’erba medica, sono utili per questo, anche perché hanno una lunga stagione di crescita e asportano, rispetto alle colture annuali, più acqua da maggiori profondità del suolo.
Le foraggere possono anche aumentare il contenuto di sostanza organica e migliorare la struttura del suolo.
Anche l’acqua sotterranea delle falde freatiche può andare incontro a salinizzazione, ad esempio a causa degli eccessivi prelievi che l’uomo effettua per soddisfare la crescente richiesta di acqua potabile per usi domestici.

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