Quaternario o Era glaciale

Grandi variazioni climatiche si sono avuto soprattutto durante il periodo Quaternario (cioè negli ultimi 2,5 milioni di anni), periodo in cui si è vista anche la comparsa dell’uomo sulla Terra. La causa di queste variazioni è dovuta principalmente alle espansioni massicce delle calotte polari ogni circa 100 mila anni, che hanno, a loro volta, causato l’abbassamento del livello dei mari addirittura di circa 120-140 metri rispetto ad oggi. Ricordiamo che l’ultima glaciazione ha permesso la diffusione dell’uomo sulla Terra, facilitata proprio dai corridoi di terre emerse sorti a causa dell’abbassamento del livello del mare. A questi periodi se ne sono succeduti altri con temperature elevate (molto simili a quelle attuali), che permettevano lo scioglimento dei ghiacci e il conseguente innalzamento dei mari.
Poco prima dell’inizio del Quaternario, a causa della tettonica a zolle che permette il movimento di grandi masse di superfici emerse, la distanza fra l’America del Sud, l’Africa e il Continente Antartico fece sì che si formasse una corrente marina simile ad un enorme “fiume”, con un volume di acqua equivalente a 100 volte quello del Rio delle Amazzoni.
Questo fiume si inabissava dal Nord Atlantico, raggiungeva il fondale degli oceani e percorrendo tutto l’Atlantico da Nord verso Sud girava intorno all’Africa, per poi disperdersi in parte nell’Oceano Indiano e in parte proseguiva verso il Pacifico.
Questo enorme volume di acqua ancora oggi si comporta come un grande nastro trasportatore di calore, come se fosse un condizionatore gigantesco che regola il clima sulla Terra. Quando la corrente calda sale fino all’Islanda, incontra i venti freddi del Canada e quindi si raffredda, cedendo calore all’aria e mitigando l’effetto che questi venti avrebbero sul Nord Europa. Evaporando l’acqua diventa più densa e tende ad affondare, generando una corrente profonda fredda. Il calore che trasporta questo enorme “nastro”, dipende ovviamente da quanto ne immagazzina durante la sua formazione. Attualmente il nastro si trova all’altezza dell’Islanda, ma la sua latitudine può variare oscillando, fino addirittura ad interrompersi, guastando il meccanismo di distribuzione del calore.
Cause delle oscillazioni di latitudine
Durante il succedersi del tempo, il calore del Sole che raggiunge la superficie della Terra e il mare, cambia a seconda dei parametri orbitali del nostro Pianeta.
Le cause di queste oscillazioni di latitudine sono principalmente tre.
Variazione dell‘inclinazione dell’asse di rotazione della Terra. L’inclinazione dell’asse terrestre subisce una lenta oscillazione che varia da 21,8° a 24,4° su un periodo regolare di circa 40.000 anni. Attualmente l’angolo è di 23,45° e sta calando, diminuendo i contrasti tra estate ed inverno.
Variazioni dell’eccentricità dell’orbita terrestre. L’orbita della Terra, varia da una circonferenza quasi perfetta a un’ellisse abbastanza marcata. Quando è un’ellisse, la Terra è più vicina al Sole, altrimenti è più distante. Un ciclo orbitale completo che varia dall’orbita quasi circolare a quella a forma ellittica e viceversa, richiede 100.000 anni.
Precessione degli equinozi. Si tratta del fenomeno celeste che porta l’asse del nostro Pianeta a compiere una rotazione completa attorno ad un ipotetico cono ogni 26000 anni. Motivo per il quale le stagioni, anche se lentamente, tendono ad anticiparsi ed a stravolgersi. E’ esattamente quello che accade quando si fa girare una trottola, infatti, è piuttosto difficile farla star verticale con il suo asse perpendicolare al pavimento. Molto più spesso accade che la sua rotazione risulti eccentrica e che la sua punta descriva un cono in lento movimento rotatorio. Qualcosa di analogo accade anche al nostro Pianeta soltanto che le forze in gioco sono diverse.
In realtà quindi la Terra in migliaia di anni cambia la sua orientazione rispetto al Sole per poi tornare al punto di partenza ogni 26.000, 40.000 e 100.000 anni. La composizione di questi tre fattori porta la quantità di energia a variare (Watt su m2); superata una data soglia di non ritorno, il calore è talmente alto che i ghiacciai si sciolgono e raggiungono un punto di massima, con un clima simile a quello attuale per un periodo di tempo che dura dai 6000 ai 13000 anni, fino a quando le geometrie terrestri cambiano lentamente e quindi i ghiacciai tornano ad essere più estesi in modo molto repentino (in poche centinaia di anni).

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