Una soluzione ottimale

La soluzione ottimale per sfruttare le biomasse, oltre all’uso per riscaldamento individuale in caldaie a pellet o a tronchetti, è attualmente il teleriscaldamento a biomasse di piccole dimensioni (10 megawatt), che fornisce calore ad un’insieme di abitazioni e/o attività, posto nelle vicinanze del luogo di produzione della biomassa utilizzata (bosco, terreni di coltura, segherie, ecc.). Se la provenienza della biomassa è locale, la dimensione dell’impianto deve essere ponderata con cura per permetterne la rigenerazione delle fonti. Taglie superiori ai 10-15 megawatt costringono ad aumentare eccessivamente l’area di fornitura facendo crescere i costi economici e ambientali del trasporto da un lato, e non permettendo la valorizzazione della filiera del legno locale dall’altro. In Austria i piccoli impianti rurali di teleriscaldamento a biomasse sono oltre 300, con potenza compresa tra le centinaia di chilowatt e gli 8 megawatt. In Italia invece gli impianti sono solo alcune decine, anche se il settore sembra molto vitale. Uno dei motivi del successo di questi impianti in Austria va ricercato nell’economia agricola in gran parte impegnata in attività forestali, e nella diminuzione della domanda di legno da parte del mercato, che ha fatto crollare i prezzi e ha messo in crisi il settore agricolo, obbligando a trovare uno sbocco per la produzione che permettesse ai prezzi di risalire a un livello sostenibile per i produttori locali. La maggior parte degli impianti di teleriscaldamento è quindi sorta in zone rurali economicamente depresse che non avevano sbocco turistico, ma anche molte località turistiche sono state sensibili a questa tecnologia, valorizzando le minori emissioni e la fonte rinnovabile come elemento di promozione turistica. Anche in Italia questi impianti potrebbero essere la risposta alla depressione di alcune zone, con la creazione di occupazione per il mantenimento dei boschi, attività economicamente ed ambientalmente conveniente, considerando che aiuterebbe a prevenire erosione, frane, alluvioni e incendi. Il teleriscaldamento a biomasse è da considerare una tecnologia complementare e non antagonista alle caldaie domestiche a biomassa. Negli impianti di teleriscaldamento, con caldaie a griglia, si possono bruciare tutti gli scarti della filiera del legno, anche molto umidi e con basso potere calorifico. Nelle caldaie a legna delle abitazioni, invece, tali scarti non sono utilizzabili; si deve bruciare legno secco e di qualità, in pezzi di dimensioni adeguate, o scegliere caldaie a pellets se si vuole automatizzare l’impianto, evitando di doverlo rifornire continuamente (anche più volte al giorno nella stagione invernale). Legname con tali caratteristiche assicura, infatti, un minore ingombro a parità di massa secca bruciata (e quindi a parità di effetto utile), una combustione più regolare ed un trasporto/stoccaggio più semplice. Questa variabilità nell’alimentazione degli impianti a biomasse può permettere di sfruttare tutti i prodotti della manutenzione del bosco: gli scarti (rami, cortecce, radici, ecc, anche molto umidi) per il teleriscaldamento dove esista un adeguato bacino di utenza, i tronchi secchi e gli scarti pellettizzati per le abitazioni isolate. I residui (della pulitura dei boschi, delle colture agricole, delle segherie, ecc.), senza un impianto alimentato a biomasse, verrebbero smaltiti in altro modo: se lasciati all’aria produrrebbero la stessa quantità di CO2 immagazzinata durante l’accrescimento, se la fermentazione avvenisse in assenza di ossigeno si produrrebbe invece metano, il cui contributo come gas serra è 21 volte (in peso) quello della CO2. Se tali residui vengono smaltiti nelle industrie (cartiere, ecc.) impongono spesso costi di trasporto (economici e ambientali) non indifferenti. Affinché si possa ipotizzare di costruire un impianto di teleriscaldamento a biomassa, occorre che siano soddisfatti i punti seguenti:

  • La distanza dalla fonte di approvvigionamento non deve essere eccessiva, poiché il trasporto può influire anche notevolmente sul costo della materia prima (e sul bilancio della CO2 emessa dall’impianto).
  • La vicinanza alle fonti di approvvigionamento, inoltre, può permettere di avere un minor volume di stoccaggio all’interno dell’impianto di teleriscaldamento (consentendone la costruzione anche in aree più anguste), avvalendosi eventualmente della possibilità di stoccaggio presso il fornitore.
  • Deve poi esservi la presenza di un’area adeguata, vicina alle arterie di trasporto e ad una distanza conveniente dall’abitato, dove poter costruire l’impianto ed i magazzini di stoccaggio, senza creare eccessivi disagi dovuti al traffico per l’approvvigionamento.

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