Introduzione di specie esotiche

Spesso viene trascurato un fattore molto importante: l’introduzione di specie alloctone, cioè specie che sono originarie di altre aree geografiche e che, quindi, non si sono adattate, attraverso lunghi processi di selezione naturale, al nuovo ambiente in cui vengono inserite. E’ stato calcolato che circa il 20% dei casi di estinzione di uccelli e mammiferi è da attribuirsi all’azione diretta di animali introdotti dall’uomo. Il motivo di questa estinzione può essere attribuito a diverse cause: alla competizione per le risorse limitate, alla predazione da parte della “nuova” specie, alla diffusione di nuove malattie e ai danni che le specie introdotte possono causare alla vegetazione naturale, alle coltivazioni e alla zootecnia.
Un esempio del problema in Europa è dato dall’introduzione dello scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) di importazione nordamericana, che sta sostituendo lo scoiattolo rosso europeo (Sciurus vulgaris). Anche la tartaruga dalle orecchie rosse (Trachemis scripta elegans) è stata importata in Italia dagli Stati Uniti come animale da compagnia, ma quando le persone hanno iniziato a liberarle negli stagni (perché diventate troppo grandi) hanno innescato un meccanismo di competizione tra la tartaruga americana e quella europea (Emys orbicularis).
Un altro problema che causa la perdita di biodiversità è da attribuire all’introduzione nell’ambiente di organismi geneticamente modificati (OGM), detti anche transgenici. Un OGM è un organismo nel cui corredo cromosomico è stato inserito, grazie a tecniche di ingegneria genetica, un gene estraneo preso da un organismo di specie diversa. In questo modo si possono dare le caratteristiche desiderate al nuovo organismo: ad esempio alcuni vegetali possono diventare resistenti ad erbicidi o ad insetti nocivi, alcuni animali allevati sono più produttivi o più resistenti alle infezioni. Sulla potenziale dannosità degli OGM è in corso un acceso dibattito tra chi ritiene che i vantaggi per la medicina e per la società siano maggiori rispetto ai possibili effetti sull’ambiente e chi afferma che si sappia troppo poco per poterli utilizzare e che l’ambiente risentirà dell’inquinamento genetico di specie naturali con numerose conseguenze: la trasmissione involontaria di resistenza agli erbicidi in piante infestanti, l’evoluzione di parassiti più resistenti, l’aumento dell’uso di erbicidi, la scomparsa di specie di insetti e, di conseguenza, la perdita di biodiversità.
Esempio di OGM si trovano in due particolari piante: il mais e la soia. Nel mais la resistenza agli insetti nocivi viene raggiunta inserendo il gene Bt del batterio Bacillus thuringiensis. Questo batterio, che vive nel terreno, produce una proteina che diventa tossica solo nell’intestino dell’insetto e ne determina la morte. La proteina non è tossica per l’uomo o per altri animali, infatti, prima dell’invenzione di queste sofisticate tecniche di ingegneria genetiche, veniva utilizzata come insetticida naturale, in particolare in Canada per proteggere le foreste dall’attacco degli insetti. Questa tecnologia consente nelle piante di mais di ridurre gli insetti dannosi e la contaminazione da parte di batteri, virus e funghi che possono produrre micotossine cancerogene. Questa stessa tecnica viene applicata alla soia per renderla resistente agli erbicidi, in particolare al glifosato e al glifosinato, erbicidi biodegradabili innocui per l’uomo e gli animali, ma capaci di uccidere tutte le piante. In questo modo si possono sterminare tutte la piante infestanti senza ulteriori trattamenti con prodotti altamente dannosi per l’uomo e l’ambiente.

Argomenti speciali

Dalla Mediateca

Curiosità