Cultura popolare

Già 20.000 anni fa alcuni uomini primitivi riproducevano sulle rocce, all’aperto e nelle grotte, i momenti salienti della caccia con dei disegni che raffiguravano quasi sempre animali (grotte di Altamira, Pesche-Merle, ecc.). Molti di questi disegni sono diventati oggi importanti documenti sulla fauna presente sulla Terra in certi periodi della storia, e quindi anche del clima e della flora. Tutti i popoli, in tutti i continenti, hanno elaborato figure animali, dipinte o scolpite, dando loro una dimensione fantastica o divina. Le prime civiltà importanti sorte lungo il corso dei fiumi (Nilo, Tigri, Eufrate) sono state caratterizzate da una forte cultura legata a divinità con sembianze di animali. Per gli Egizi, Bastet (Dea della gioia e del calore del Sole e protettrice del Faraone) era rappresentata come una donna dalla testa di gatto o come un felino, Anubi (patrono dell’imbalsamazione e signore delle necropoli) era rappresentato con il corpo umano e la testa di sciacallo, accompagnava i morti nel viaggio dell’aldilà e presiedeva al tribunale dell’oltretomba. In seguito, gli animali continuarono ad accompagnare l’uomo nella sua storia rientrando nelle culture popolari nei modi più fantasiosi. Leggende, favole e miti hanno spesso come protagonisti draghi, animali parlanti o mostri cattivi e da sempre parlano agli uomini nel modo più semplice e diretto attraverso storie divertenti, spaventose o didattiche. Alcune storie nascono da una paura fondata, come nel caso del lupo che costituiva realmente un grave pericolo soprattutto nel Medioevo, quando l’Europa era ancora ricoperta per la gran parte di foreste e in inverno branchi di lupi affamati si spingevano verso i villaggi o addirittura all’interno delle città. L’uomo temeva questi animali non solo a causa delle aggressioni a volte mortali, ma anche per la rabbia, malattia allora non curabile, trasmessa dai loro morsi. Da questa base storica nasce anche la figura mitologica del lupo mannaro, uomo che si trasforma in lupo durante le notti di luna piena. In realtà la licantropia ha come base una rara malattia genetica, la porfiria, che induce un’ipersensibilità ai raggi solari, crescita di fine peluria sul volto e sugli arti e infine una colorazione dei denti rosso-bruna.

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