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pubblicato il 19 novembre 2021 in aria

Mappate le principali fonti di emissione di PM2.5 per 150 città europee

In molte città europee la scarsa qualità dell’aria e il superamento dei valori limite per gli inquinanti dell’aria sono problemi all’ordine del giorno. In particolare, le polveri sottili (PM 10 e PM 2.5) presentano un interesse sanitario maggiore rispetto ad altri inquinanti perchè sono associate a numerose malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare e sono causa di morti premature. Per questo motivo il centro di ricerca comune della Commissione europea ha mappato le principali fonti di emissione di PM2.5 per 150 città in tutta Europa, chiarendo il ruolo che i comuni, le regioni, gli Stati membri e l’UE nel suo complesso possono avere nella riduzione dell’inquinamento atmosferico. Il risultato di questo lavoro è l’Atlante della qualità dell’aria per l’Europa (pdf). L’Atlante del JRC fornisce un quadro dettagliato di come le emissioni dei trasporti stradali e marittimi, dell’agricoltura, dell’industria, del riscaldamento residenziale influiscano sull’inquinamento da PM2.5. E rivela quanto tali contributi varino da una città all’altra.

In città come Malmö (39% del PM2.5 complessivo), Brescia (28%) e Parma (27%), Angers e Verona (26%) emerge che il settore dei trasporti è quello che maggiormente contribuisce ad alzare i livelli di PM2.5.

A Newcastle (34%) e nelle città tedesche di Wolfsburg (32%), Hannover (31%), Kiel (30%) e Bonn (40%), è invece il settore agricolo ad innalzare le concentrazioni. Infatti, anche se le attività agricole si svolgono principalmente fuori dai centri urbani, possono comunque contribuire in modo significativo all’innalzamento dei livelli di polveri sottili, poichè queste ultime si muovono facilmente in atmosfera trasportate dai venti.

Anche l’industria svolge un ruolo chiave nello smog urbano. I contributi più alti sono stati trovati a Linz (55%), Riga e Katowice (47%), Košice (44%) e Oviedo (44%). L’impatto del riscaldamento residenziale risulta invece più importante in alcuni paesi dell’est Europa e in alcune città italiane. I maggiori contributi appartengono a Lubiana (45%), Torino (41%), Sofia (40%), Zagabria (38%) e Budapest (33%). Per quanto riguarda la navigazione, La Valletta (33%), Palermo (29%), Palma di Maiorca (26 %), Atene (24%) e Bari (21%) sono le città in cui questo settore influisce maggiormente sulle polveri sottili.

Sebbene la legislazione comunitaria abbia portato a un miglioramento generale della qualità dell’aria nel corso degli anni, permangono ancora diversi problemi che appaiono sempre più localizzati in regioni e città specifiche. Una questione chiave è quindi determinare su quale scala agire per ridurre in modo più efficace lo smog. Il lavoro, spiega il Centro, può aiutare le città a sviluppare misure mirate alle loro attività più inquinanti. Ma anche dare una mano alla comprensione di quali interventi – tra quelli a livello locale, nazionale o europeo – sarebbero più efficaci.

 
 
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