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pubblicato il 11 ottobre 2021 in la vita

Al via la Cop 15 sulla biodiversità

A tre settimane dall’avvio della ventiseiesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, la Cop 26, che si terrà a Glasgow nella prima metà di novembre, si apre oggi a Kunming, nel Sud-Ovest della Cina, la quindicesima Conferenza delle parti sulla biodiversità (Cop 15), che terminerà venerdì 15. I due eventi, Cop 15 e Cop 26, sono strettamente legati tra di loro, infatti, non è possibile risolvere la crisi climatica senza occuparsi anche della perdita di biodiversità e viceversa, i due fenomeni sono strettamente collegati fra loro. A causa della pandemia, la Cop 15 è stata rimandata due volte. Per evitare una nuova riprogrammazione, gli incontri si terranno in videoconferenza, in attesa della conferenza in presenza, prevista dal 25 aprile all’8 maggio 2022 a Kunming, nel corso della quale i governi prenderanno impegni formali in materia di tutela della biodiversità. La Cina ha scelto di ospitare la 15esima conferenza delle parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità proprio a Kunming, capitale della provincia dello Yunnan, che, pur rappresentando solo il 4% del territorio nazionale, ospita i tre quarti delle specie protette.

La Convenzione sulla diversità biologica (Cdb) è stata lanciata nel corso del Summit della Terra di Rio de Janeiro nel 1992, assieme alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e a quella sulla lotta contro la desertificazione. L’obiettivo della Cdb è di “lavorare per la conservazione della biodiversità, per il suo sfruttamento sostenibile per condividere in modo giusto ed equo i vantaggi legati all’uso delle risorse genetiche”. La Cdb è stata ratificata da 195 nazioni di tutto il mondo, ma non dagli Stati Uniti (né dalla Città del Vaticano).

Dai negoziati che verranno avviati oggi e proseguiranno poi nella prossima primavera ci si attendono risposte concrete per invertire la tendenza. Un primo risultato particolarmente significativo è che la Cina per la prima volta sembra volersi porsi come leader mondiale sulla questione della biodiversità. I delegati proveranno a stabilire un nuovo pacchetto di azioni, 21 in tutto, da raggiungere entro il 2030. Tra questi, la tutela di almeno il 30% delle terre emerse e delle aree marine, e la riduzione di almeno due terzi del totale di pesticidi usati in agricoltura. Ma si punta anche a diminuire di “almeno 500 miliardi di dollari all’anno” i capitali concessi a settori e attività giudicate nocive per la biodiversità.

 
 
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