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pubblicato il 30 settembre 2021 in aria

Picco di CO2 a seguito degli incendi estivi nell’emisfero nord

Gli incendi estivi che hanno colpito diversi Paesi soprattutto nell’emisfero settentrionale del pianeta hanno lasciato un segno visibile non solo sulla superficie terrestre ma anche in atmosfera. L’agenzia europea per il controllo dei dati atmosferici – Copernicus atmosphere monitoring service (Cams) – ha, infatti, rilevato che le emissioni di CO2 hanno raggiunto livelli record nei mesi di luglio e agosto, proprio a causa dei persistenti incendi estivi. In particolare, luglio è stato un mese record a livello globale con più di 1, miliardi di tonnellate di CO2 rilasciate in atmosfera. Ad agosto sono stati invece dispersi nell’atmosfera circa 1,3 miliardi di tonnellate. Più della metà dell’anidride carbonica è stata attribuita agli incendi in nord America e in Siberia.

Attraverso il monitoraggio satellitare in tempo reale delle emissioni, gli scienziati di Copernicus hanno rilevato che i soli incendi nel circolo polare artico sono stati responsabili dell’emissione di 66 milioni di tonnellate di CO2 tra giugno e agosto 2021, mentre le emissioni in Russia sono state pari a 970 milioni. Gli esperti spiegano che, in alcune aree come, per esempio, la Jacuzia, il verificarsi di un certo numeri di incendi non è insolito, ma il 2021 è stato un anno anomalo, sia per l’entità dei roghi sia per la persistenza di fiamme di forte intensità fin dall’inizio di giugno. Le analisi di Copernicus, quindi, non fanno altro che confermare i timori di inizio agosto, quando già diversi esperti avevano dichiarato che i fuochi in Siberia e nord America hanno contribuito alla più grande emissione di anidride carbonica da parte di incendi dal luglio 2003.

 
 
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