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pubblicato il 16 settembre 2021 in aria

Giornata mondiale dell’ozono

Il buco dell’ozono quest’anno ha raggiunto un’estensione superiore a quella dell’Antartide, una delle più ampie e profonde degli ultimi anni: lo mostrano le osservazioni del satellite Sentinel 5P, una delle sentinelle della Terra del programma Copernicus gestito da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il dato arriva in occasione della Giornata mondiale per la protezione dello strato di ozono, che si celebra oggi 16 settembre.

L’ozono è un gas particolare. Si tratta di una molecola instabile, composta da tre atomi di ossigeno. Quando è presente a bassa quota, ovvero nell’aria che respiriamo, è tossico, perché dannoso per i processi vitali, mentre diventa un prezioso alleato quando si trova nella stratosfera, a circa 30 chilometri di quota. A quell’altezza diventa uno scudo che protegge le forme di vita, bloccando le radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole, che possono danneggiare la vita generando tumori cutanei e mutazioni genetiche su animali e piante. L’ozono ha protetto la Terra fino agli anni Trenta, cioè fino a quando l’uomo ha inventato i clorofluorocarburi (CFC), noti anche come freon. Si tratta di gas per il funzionamento di frigoriferi e condizionatori, e propellenti per bombolette spray. Erano perfetti per il loro utilizzo, perchè sono gas chimicamente inerti… purtroppo soltanto a bassa quota. Infatti, si è poi scoperto che il cloro contenuto nei CFC dava luogo a una reazione chimica inattesa, che distruggeva l’ozono stratosferico, aprendo così un buco attraversabile dai raggi UV dannosi. Un atomo di cloro è in grado di far fuori mediamente 100.000 molecole d’ozono.

Istituita nel 1994, la Giornata mondiale per la protezione dello strato di ozono non a caso viene celebrata il 16 settembre. Infatti, il 16 settembre 1987 veniva siglato il Protocollo di Montreal, un accordo globale per mettere al bando i CFC e proteggere lo strato di ozono. Nonostante il problema del buco dell’ozono non sia ancora risolto, ad oggi il Protocollo di Montreal è uno degli accordi ambientali internazionali di maggior successo. Ricordiamo che il buco dell’ozono oggi è ancora alimentato dalle emissioni storiche: in atmosfera restano abbastanza cloro e bromo per distruggere lo strato di gas a certe altitudini.

Nonostante i dati attuali, l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) oggi definisce la lotta al buco dell’ozono come “una storia di successo”. La più recente valutazione scientifica dell’Unep e dell’Omm sull’esaurimento dell’ozono, pubblicata nel 2018, ha concluso, infatti, che le misure previste dal protocollo di Montreal porteranno lo strato di ozono sulla via del recupero e al potenziale ritorno dell’ozono nell’Artico e nell’emisfero settentrionale prima della metà del secolo, intorno al 2035. Poi toccherà all’emisfero australe a media latitudine intorno al 2050 e quindi all’Antartide entro il 2060.

 
 
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