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pubblicato il 15 marzo 2021 in acqua

Identificate le rotte della plastica negli oceani

Correnti marine e venti trasportano ogni giorno, dalle coste al largo, tonnellate di plastica, fino a convogliarle nei vortici oceanici, dove si formano le isole di plastica. Sono sei le isole galleggianti di plastica negli oceani: due nel Pacifico, due nell’Atlantico, una nell’oceano Indiano e una più piccola recentemente identificata nell’oceano Artico.

I tragitti percorsi da plastiche e microplastiche nei mari, finora poco noti, sono stati ricostruiti grazie a un modello statistico messo da un gruppo di ricercatori americani e tedeschi, guidati dall’esperto di fisica dei fluidi Philippe Miron dell’Università di Miami. Lo studio, pubblicato su Chaos, analizza le traiettorie lungo cui i detriti vengono trasportati dalle coste ai Garbage Patch in mezzo agli oceani in relazione alla diversa forza delle correnti che agiscono nelle aree subtropicali. I ricercatori, che si sono avvalsi anche dei dati storici ricavati dalle boe oceaniche, hanno elaborato una sorta di mappa per organizzare operazioni di pulizia degli oceani o di prevenzione.

Il modello matematico ha identificato «un canale di transizione che collega il Great Pacific Garbage Patch con le coste dell’Asia orientale», ha spiegato Miron. Confermando «l’importante fonte di inquinamento da plastica» di origine asiatica. Inoltre ha confermato che il vortice dell’oceano Indiano si comporta come una «trappola» per la plastica, altri depositi importanti si sono infatti trovati nel golfo del Bengala. Nell’Atlantico, invece, le plastiche vengono più facilmente catturate nel golfo di Guinea al largo dell’Africa. Il vortice del Pacifico meridionale è il più persistente, in quanto le plastiche intrappolate «riescono a sfuggire molto difficilmente». Il lavoro di questi studiosi può avere importanti implicazioni nelle opere in atto di pulizia degli oceani.

 
 
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