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pubblicato il 12 gennaio 2021 in energia

Covid Lanes, il dossier di Legambiente sulla mobilità sostenibile

Il 2020 è stato l’anno delle piste ciclabili pop-up, ovvero quelle piste ciclabili che sono spuntate in breve tempo a causa del cambiamento nella mobilità urbana a secuito dell’emergenza Covid-19. Il post lockdown in Italia è stato infatti caratterizzato da un aumento degli spostamenti in bici e da una maggiore attenzione alla mobilità sostenibile da parte dei cittadini, grazie anche all’incentivo dell’ecobonus. I vantaggi della mobilità ciclabile sono del resto evidenti: le persone riducono la spesa per gli spostamenti e contemporaneamente aumentano il loro benessere psicofisico, le città vedono una riduzione dell’inquinamento e del traffico. Nel 2020 abbiamo scoperto che è possibile realizzare, anche in pochi giorni, corsie riservate alle bici con costi contenuti e interventi leggeri, lungo gli assi prioritari e le tratte più frequentate. Si tratta di interventi minimi che possono essere sviluppati successivamente con l’aggiunta di protezioni e la definizione di passaggi esclusivi mirando a trasformarli in vere ciclabili. Molte delle ciclabili pop-up realizzate nel 2020 consistono in una semplice delimitazione con della vernice di una parte della carreggiata già esistente.

Pista ciclabile in Corso buenos Aires a Milano

Gli effetti del lockdown e della pandemia sulla mobilità urbana sono oggetto del nuovo dossier dal titolo “Covid Lanes” redatto da Legambiente. Il dossier di Legambiente, che prende in esame le città italiane, rileva complessivamente oltre 193 chilometri di ciclabili pop-up. Milano è la città italiana con più chilometri realizzati, ben 35, seguita da Genova con 30. Un passo avanti che va rafforzato, così come richiesto anche dai  PUMS, Piani Urbani di Mobilità Sostenibile, che prevedono 2.626 km di nuove piste ciclabili, da sommare ai 2.341 km già esistenti in 22 città italiane.

 
 
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