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pubblicato il 10 settembre 2020 in energia

Un’invenzione semplice e geniale

Ci sono oggetti così semplici e comuni da farci dimenticare la loro esistenza quando non ci servono. La loro presenza è discreta ma importante perché, quasi senza che ce ne accorgiamo, migliorano la qualità della nostra vita. Molto spesso si tratta di cose umili, per niente tecnologiche, ma che a volte nascondono un passato davvero sorprendente. Uno di questi oggetti è il tovagliolo. Vi siete mai chiesti chi ha inventato quel quadrato di stoffa o di carta che accompagna ogni nostro pasto a casa o merenda all’aperto? L’idea del tovagliolo è addirittura di Leonardo da Vinci e risale al 1491, quando Leonardo era Mastro Cerimoniere presso la corte degli Sforza, a Milano. Il suo compito era quello di allestire feste piene di trovate spettacolari e di effetti speciali. In realtà, quella dell’organizzatore di feste, fu un’occupazione secondaria perché Leonardo si presentò alla corte degli Sforza principalmente come costruttore di macchine da guerra e ingegnere idraulico.

Leggiamo, infatti, nel curriculum vitae che Leonardo sottopose all’attenzione di Ludovico il Moro duca di Milano, (il genio ha inventato pure il CV): “In tempo di pace credo satisfare benissimo a paragone de omni altro in architectura, in composizione di edificii publici et privati, et in conducer acqua da uno loco ad uno altro.” Cioè a Ludovico il Moro si propose come architetto, bravo quanto gli altri, e soprattutto come esperto di canalizzazione delle acque. Il Moro lo assunse e Leonardo diede il suo contributo prezioso ai Navigli di Milano. Leonardo restò alla corte degli Sforza per ben 17 anni. Evidentemente ci si trovava bene.  Ma una cosa proprio non gli andava a genio: a tavola, i signori di Milano erano davvero maleducati. Infatti, durante i banchetti, si pulivano la bocca con le maniche delle vesti oppure con i lembi delle tovaglie o peggio ancora sulla pelliccia di conigli e cani legati alle sedie, proprio con la funzione di tovaglioli viventi. Ma il Genio toscano ebbe un’intuizione: dotare ogni commensale di un pezzo di stoffa personale per pulirsi mani e bocca. Leonardo non si limitò al tovagliolo, che fu battezzato, inizialmente “truccabocca”: inventò una macchina rotante per l’asciugatura dei tovaglioli lavati. Insomma, il nostro Leonardo era un genio anche dell’igiene. Il problema è che all’inizio nessuno sapeva come usarlo. Raccontava Pietro Alemanni, ambasciatore di Firenze, che durante un pranzo di gala alla corte degli Sforza: “Nessuno sapeva che farne. Alcuni ci si sedettero sopra. Altri se ne servirono per sturarsi il naso. Altri lo lanciavano come un gioco. Altri lo mettevano nel cibo che nascondevano nelle tasche. Quando ebbero finito di mangiare e la tovaglia principale finì con lo sporcarsi come in precedenza, il maestro Leonardo mi confidò che disperava che la sua invenzione riuscisse ad attecchire”.

Ma Leonardo non si demoralizzò, era talmente convinto della validità della sua semplice invenzione da spiegarne l’utilizzo e i trucchi per piegarlo correttamente nel Codice Atlantico, la ricca raccolta di testi e disegni oggi conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano.

A cura di Andrea Bellati

 
 
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