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pubblicato il 8 maggio 2020 in acqua

L’intelligenza artificiale aiuta a mappare gli ambienti marini

Per studiare gli oceani e soprattutto per capire la natura geologica dei fondali marini attualmente si ricorre all’uso dei sonar, uno strumento che utilizza la propagazione delle onde sonore sott’acqua per conoscere per esempio a composizione dei fondali (argilla, roccia, …) o le variazioni di salinità, profondità e temperatura.
L’Intelligenza Artificiale affiancarsi ai sonar per migliorare questa mappatura subacquea: a pensarlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Istituto Universitario per l’Innovazione Matematica (IMI), in collaborazione con Systems Engineering & Assessment Ltd (SEA), che è partito con il monitoraggio degli ambienti marini del Regno Unito. I ricercatori hanno sviluppato un algoritmo di Intelligenza Artificiale  che potrebbe migliorare la mappatura subacquea dando un senso ai dati incompleti e scoprendo quante misure sono necessarie per dare un sondaggio accurato. La tecnologia oggetto di studio potrebbe essere utilizzata ovunque e potrebbe permettere lo studio degli effetti dei cambiamenti climatici sugli oceani. Grazie all’algoritmo appena sviluppato, infatti, potrebbe per esempio essere possibile capire meglio dove sistemare le stazioni di monitoraggio per fornire i set di dati più completi.

Philippe Blondel, del Centro per lo spazio, le scienze atmosferiche e oceaniche dell’Università di Bath, che ha lavorato al progetto con il professor Mike Tipping dell’IMI, esperto di Machine Learning, ha spiegato che “esistono molte variabili che influenzano il modo in cui le onde sonore si propagano nell’acqua […]. Basti pensare a un’orchestra: man mano che ci si allontana, il suono ad alta frequenza dei violini potrebbe andar perduto, ma potremmo comunque essere in grado di ascoltare le note a bassa frequenza del violoncello. E il suono della batteria si sentirebbe ancora di più”. Questo è ciò che accade anche “con i suoni dell’oceano i quali si originano dalle condizioni meteorologiche, come pioggia e tempeste, dagli animali, come balene e pesci, ma anche dagli esseri umani a causa di navi e attività offshore”.

Per saperne di più: phys.org

 
 
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