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pubblicato il 30 ottobre 2019 in acqua

A liberare i fiumi dalla plastica ci pensa Interceptor

La gran parte della plastica che si riversa nei mari e negli oceani di tutto il mondo proviene dai fiumi, che dalla terra portano questi rifiuti al mare. Partendo da questo presupposto, Ocean Cleanup, la ong olandese fondata da Boyan Slat, già impegnata a ripulire gli oceani dalla plastica, ha realizzato Interceptor, proprio con l’obiettivo di risolvere il problema alla radice.

Interceptor 001™, a Jakarta, Indonesia

Il macchinario, presentato al pubblico lo scorso 26 ottobre, è in grado di raccogliere mediamente 50mila chilogrammi di rifiuti al giorno, ma può toccare quota 100mila in condizioni ottimali. Il meccanismo di cattura dei rifiuti è semplice: Interceptor viene ancorato al letto del fiume e, come il suo parente oceanico, sfrutta il flusso naturale del corso d’acqua per intercettare la plastica nella sua barriera galleggiante e incanalarla verso il nastro trasportatore al suo interno. Qui i rifiuti sono distribuiti automaticamente nei sei cassonetti presenti che, grazie a dei sensori, vengono riempiti equamente fino a raggiungere la piena capacità. Interceptor può immagazzinare fino a 50 m³ di rifiuti prima di dover essere svuotato. La macchina è progettata per funzionare in autonomia poichè è alimentata al 100% da energia solare.

Ad oggi sono stati costruiti quattro Interceptor, due di questi sono già operativi con buoni risultati in Indonesia e Malesia. Un terzo sarà a breve installato nel Delta del Mekong, in Vietnam, mentre il quarto ripulirà le acque fluviali di Santo Domingo, la capitale della Repubblica Dominicana. I prossimi Paesi che potrebbero dotarsi di un Interceptor, ha dichiarato Ocean Cleanup, sono Tailandia e Stati Uniti.

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