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pubblicato il 23 luglio 2019 in spazio

Alimentare il futuro con il suolo lunare

Costruire una base lunare è uno dei prossimi passi per l’esplorazione del Sistema Solare, ma uno degli ostacoli da superare per la realizzazione di questo progetto è avere accesso a una fonte affidabile di energia che garantisca la sopravvivenza dell’equipaggio sulla Luna. Infatti, per poter realizzare un’esplorazione sostenibile sul lungo periodo è necessario cercare risorse disponibili in abbondanza proprio sulla Luna. Con questa idea l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in collaborazione con Azimut Space, ha recentemente pubblicato lo studio Discovery & Preparation, in cui viene spiegato come la regolite lunare – materiale incoerente, consistente di pietre e polvere, che forma il suolo lunare – potrebbe essere utilizzata per immagazzinare calore e fornire elettricità per futuri astronauti, rover e lander.
Generalmente le missioni spaziali sono alimentate dall’energia proveniente dai pannelli solari presenti sulle sonde o sulle basi spaziali, ma i futuri ricercatori dovranno essere preparati ad affrontare fino a 16 giorni di buio durante la notte lunare. E’ quindi  necessario trovare una soluzione energetica sostenibile che immagazzini la luce solare durante i lunghi giorni lunari e la renda poi disponibile per i periodi di buio. Nel dettaglio lo studio ha valutato se fosse possibile o meno possibile creare “mattoni ad accumulo termico” a partire dalla regolite del suolo lunare. Il team di ricerca ha realizzato una regolite artificiale analizzando i campioni di roccia riportati dalle missioni Apollo.

Mattone Regolith lungo 14 cm. Crediti: esa.int

A partire da questa sono stati realizzati alcuni mattoni Regolith, unità in grado di assorbire l’energia solare incidente e quindi rilasciarla in un secondo momento per produrre energia elettrica e per riscaldare le apparecchiature durante le fredde notti lunari. Una missione sulla Luna dovrà infatti essere in grado di affrontare condizioni molto difficili, come notti lunghe, temperature che vanno da -173°C a 127°C  e pressioni estremamente basse. Questo studio rappresenta il primo passo verso la creazione di un metodo innovativo e sostenibile di accumulo di calore e generazione di elettricità che potrebbe rendere possibile lo sbarco sulla Luna.

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