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pubblicato il 15 luglio 2019 in spazio

Il grande balzo dell’umanità

I primi passi sulla Luna
Il prossimo 21 luglio, alle 04 e 56 ora italiana, saranno passati esattamente 50 anni dal primo, storico, sbarco degli esseri umani sulla Luna. Torniamo indietro al 1969 pe rivivere insieme quei momenti. Erano le 9:32 del 16 luglio 1969 quando dalla base spaziale di Cape Kennedy si accesero i 5 motori del razzo Saturn V. Il missile si sollevò dalla rampa e dopo 11 minuti e 49 secondi raggiunse l’orbita di “parcheggio” a 185 km dalla superficie terrestre. Era iniziato il viaggio che avrebbe portato Neil Armstrong, comandante della missione, Michael Collins, pilota del Modulo di Servizio e Comando Columbia, e Edwin “Buzz” Aldrin, pilota del modulo lunare Eagle, sulla Luna.

Ritratto dei membri dell’equipaggio dell’Apollo 11. Da sinistra: Neil Armstrong, Michael Collins e Edwin “Buzz” Aldrin. Crediti: NASA

Dopo 2 ore, 44 minuti e 16 secondi di sosta nell’orbita di parcheggio per la verifica del funzionamento di tutti i sistemi di bordo, ebbe inizio la manovra per inserirsi nella traiettoria lunare. Il viaggio per raggiungere il nostro satellite durò poco più di tre giorni:  il 20 luglio 1969 ci fu l’immissione nell’orbita lunare. Dopo l’allunaggio, il 21 luglio alle 02:39:33 UTC fu aperto il portellone del Modulo Lunare: Neil Amstrong uscì e alle 02:56:15 UTC (04:56 ora italiana) avvenne lo storico contatto con il suolo lunare.

L’astronauta Edwin E. Aldrin Jr. scende lentamente i gradini del Modulo Lunare “Eagle” e si prepara a camminare sulla Luna. Crediti: NASA

Poco dopo la sua discesa, anche  Edwin “Buzz” Aldrin mise piede sulla Luna e tutti e due faticosamente piantarono sul suolo lunare la bandiera degli Stati Uniti. Fotografarono, facero riprese filmate e campionarono circa 22 chili di rocce e polveri. Ritornarono nel Modulo Lunare dopo 2 ore e 31 minuti e dopo 21 ore e 36 minuti Armstrong e Aldrin ripartirono con la sezione superiore separabile del modulo lunare, dotata di propulsori, per tornare da Michael Collins, che li aspettava in orbita.

Immagine dell’impronta dell’astronauta Buzz Aldrin sul suolo lunare. Crediti: NASA

Il comandante della missione spaziale Apollo 11 è stato il primo essere umano a mettere piede sulla Luna. Per quanto tempo avrà pensato alle parole da pronunciare in un momento così solenne e memorabile. Amstrong è un pilota e ingegnere, sicuramente poco propenso agli slanci poetici, si esprime con l’entusiasmo dell’esploratore: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità!”. Quella notte 600 milioni di persone sono rimaste col fiato sospeso durante la diretta TV mondiale. Quel lunedì 21 luglio 1969 si trasformò negli Stati uniti da Monday (lunedì) a Moonday (giorno della Luna), il giorno in cui un essere umano era sceso per la prima volta su un altro corpo celeste.

Grazie al progetto apolloinrealtime.org è possibile vivere i 9 giorni della missione Apollo 11 minuto per minuto, come se fossimo al Centro Controllo con la possibilità di spostarci da una postazione all’altra. Inoltre sarà possibile trovare immagini, riprese, trasmissioni televisive e tanto altro. Nei giorni dell’anniversario, a partire dal 16 luglio, cliccando sul pulsante di avvio, si verrà trasportati indietro nel tempo nel lontano 1969, per rivivere 50 anni dopo quegli storici momenti.

Alla conquista della Luna II
Dopo l’Apollo 11 sono seguite altre sei missioni, anche se l’Apollo 13 non diede modo agli astronauti di scendere sulla Luna per un’esplosione avvenuta a bordo del modulo di servizio della navicella. Apollo 17, l’ultima missione lunare, lasciò la Luna nel 1972.
Da allora nessun uomo ha più messo piede sul nostro satellite, ma nuove missioni sono in programma per i prossimi anni, tra queste anche il ritorno dell’uomo sulla Luna. La NASA, infatti, ha in programma una missione che prevede il ritorno degli esseri umni sulla Luna entro il 2024. Si tratta del Lunar Orbital Platform-Gateway (LOP-G), o più brevemente Lunar Gateway, una stazione spaziale modulare che andrà a orbitare attorno al satellite della Terra. Come la Stazione Spaziale Internazionale, il Lunar Gateway verrà costruito e sarà utilizzato da più nazioni, una vera e propria collaborazione a livello mondiale che permetterà di dividere gli esorbitanti costi così come di condividere conoscenze e mezzi nel settore aerospaziale. Uno sforzo collettivo necessario per conquistare un obiettivo così arduo: il primo avamposto umano oltre l’orbita terrestre.

Margaret Hamilton e il computer che ci portò sulla Luna
Quando si parla della missione Apollo 11 si dà grande rilievo alla tecnologia utilizzata che ha permesso di compiere un’impresa del genere. Effettivamente i computer, sia a bordo del velivolo spaziale sia a terra, ebbero un ruolo fondamentale nell’allunaggio. Molta meno attenzione ha ricevuto il software presente nell’Apollo Guidance Computer (AGC) è il famoso computer utilizzato sia nel Modulo di comando sia nel LEM (Lunar Excursion Module), le due distinte parti dell’Apollo 11. Questo codice fu scritto da un team dell’Instrumentation Lab del Massachussetts of Technology (MIT)  (oggi Draper Laboratory), guidato da Margaret Hamilton.

Margaret Hamilton vicino ai volumi con il codice dell’Apollo Guidance Computer. Crediti Wikipedia

Nella foto – la più famosa che ritrae Margaret – la programmatrice è immortalata in piedi vicino a una pila di volumi alta quanto lei: si tratta della trascrizione su carta di ogni singola riga del suddetto codice. In quegli anni era frequente che i software fossero sviluppati da donne, poiché era una specializzazione ritenuta di minore importanza. Ma senza il meticoloso lavoro della scienziata, la missione avrebbe potuto concludersi in maniera molto diversa. Pochi minuti prima del touchdown del lander, infatti, scattarono diversi allarmi per l’attivazione inaspettata (e inutile in quel momento) del radar per il rientro del LEM sul modulo di comando. Il radar iniziò a mandare al computer una enorme quantità di dati, sovraccaricandolo e impedendo i calcoli necessari a garantire l’allunaggio. Per fortuna Margaret Hamilton aveva previsto questa possibilità programmando il software in modo da renderlo in grado di “smistare” e organizzare i compiti assegnati: i processi più importanti, fondamentali per lo sbarco sulla Luna, potevano interrompere quelli non necessari.

Il Presidente Barack Obama conferisce la la Medaglia Presidenziale della Libertà. Crediti: obamawhitehouse.archives.gov

Il 16 novembre 2016 l’allora uscente Presidente degli Stati uniti Barack Obama conferì a Margaret la Medaglia Presidenziale della Libertà, una delle massime decorazioni degli Stati Uniti. L’onorificenza va a coloro che hanno dato “un contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi nazionali degli Stati Uniti, per la pace nel mondo, per la cultura o per altra significativa iniziativa pubblica o privata”.

Curiosità lunari

  • L’ Apollo Guidance Computer (AGC) appariva superato 10 anni dopo. Infatti, un PC IBM 8088 del 1981 aveva una memoria 8 volte maggiore, con a disposizione ben 16kByte contro i 2 dell’AGC. A terra i calcoli erano affidati all’IBM System/360 Model 75s, grande come un’automobile e dal costo esorbitante, pari a ben 3,5 milioni di dollari. Al giorno d’oggi un iPhone Xs è circa 200 milioni di volte più veloce.
  • Sviluppare computer e software come quello che portò l’uomo sulla Luna era particolarmente laborioso. Basti pensare che il computer di bordo utilizzava quella che viene chiamata Core Rope Memory, un tipo di ROM (Read Only Memory), composta da cavi intrecciati con particolari componenti in metallo che memorizzavano il codice binario. Se il cavo passava attraverso la componente metallica, rappresentava un “1”, se, invece, passava attorno al metallo, esso rappresentava uno “0”. Il fatto straordinario è che questo sistema veniva assemblato a mano da donne soprannominate “Little Old Lady”.
  • Sulla Luna la temperatura nella luce solare del mezzogiorno è di circa 120°C e durante la notte lunare arriva a -170°C. Gli astronauti di Apollo 11, comunque sperimentarono una temperatura compresa tra 5°C e -100°C.
  • Per lasciarsi alle spalle il campo gravitazionale terrestre fu necessario raggiungere una velocità di 39 mila Km/h.
  • Nella maggior parte delle foto fatte durante l’allunaggio, non si vedono le stelle nel cielo buio della Luna per una questione di esposizione delle riprese fotografiche.
  • La tuta lunare degli astronauti era composta da una serie di strati di diversi materiali. I principali erano: uno strato di nylon, uno di neoprene (materiale usato per le mute dei subacquei) e per ultimo ancora uno strato di nylon. Altri cinque strati di Mylar allumizzato e quattro di Dacron li ricoprivano e ancora due di Kapton e due di Teflon.
  • Al ritorno della missione Apollo 11 sulla Terra i tre astronauti furono messi in quarantena per tre settimane per avere la sicurezza di non essere stati “contaminati” da batteri alieni.

L’equipaggio dell’Apollo 11 in quarantena incontra il presidente Richard Nixon a bordo della Uss Hornet. Crediti: NASA

  • Sulla Luna Amstrong e Aldrin mangiarono hot dog, pancetta, pesche in scatola, biscotti e caffè caldo. Gli astronauti per urinare avevano un tubicino che risucchiava il liquido e lo buttava nello spazio. Per le feci, invece, avevano una specie di sacchettino cilindrico che veniva posto sul fondoschiena.
  • La celebre camminata del compianto Michael Jackson  è detta “Moonwalk”, ovvero “Camminata sulla Luna” perché consiste nello spostarsi all’indietro dando l’illusione di camminare in avanti come in assenza di gravità.

Qui l’uomo completò la sua esplorazione della Luna nel dicembre 1972. Possa lo spirito della pace nel nome del quale giungemmo riflettersi sulla vita di tutti gli uomini.”
Comandante Eugene Cernan, 1972

A cura di Benedetta Palazzo

Fonti e approfondimenti:

 
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