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pubblicato il 7 maggio 2019 in la vita

Allarme ONU: un milione di specie rischia l’estinzione

Circa un milione di specie animali e vegetali tra gli 8 milioni stimati presenti sulla Terra è a rischio di estinzione. Questo è l’allarme lanciato dalle Nazioni Unite nel “Global Assessment“, rapporto presentato a Parigi dall’Ipbes (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services – Piattaforma intergovernativa per la scienza e la politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici). Il documento è stato realizzato da 145 scienziati provenienti da 50 paesi diversi, affiancati da altri 310 collaboratori, che negli ultimi tre anni si sono cimentati nella compilazione di quello che può essere considerato il rapporto più esaustivo mai compilato al mondo sullo stato della natura. Sappiamo già che l’uomo è la causa, diretta e indiretta, di quella che è stata definita la “sesta estinzione di massa”: le attività antropiche stanno deteriorando sempre più rapidamente la salute degli ecosistemi, da cui dipendiamo noi e tutte le altre specie. Stiamo erodendo le basi stesse delle nostre economie, dei mezzi di sussistenza, della sicurezza alimentare, della salute e  della qualità della vita in tutto il mondo.

Il rapporto valuta nel dettaglio i cambiamenti registrati negli ultimi cinquant’anni, fornendo un quadro completo tra lo sviluppo economico e il suo impatto sulla natura e una serie di scenari possibili per i prossimi decenni. Leggendo il rapporto si scopre che l’abbondanza media di specie autoctone nella maggior parte degli habitat terrestri è diminuita di almeno il 20%, dal 1900; che il destino di più del 40% delle specie di anfibi, di quasi il 33% dei nuovi coralli e di oltre un terzo di tutti i mammiferi marini è minacciato. Il quadro risulta meno chiaro per gli insetti, ma le prove disponibili stimano che circa il 10% delle specie è attualmente a rischio. Ben 680 specie di vertebrati si sono estinte a partire dal 16° secolo a causa dell’impatto antropico.

Nonostante il quadro allarmante, il rapporto dà una speranza: non è ancora troppo tardi per fare la differenza, ma dobbiamo agire ora e ad ogni livello, nazionale e locale, riorganizzando il sistema attraverso fattori tecnologici, economici, sociali.

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