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pubblicato il 10 aprile 2019 in acqua

Microplastiche nei ghiacci dello Stelvio

La contaminazione da microplastiche ha ormai raggiunto molte regioni della Terra ed è ritenuta essere una tra le più impattanti sull’attività umana. Le microplastiche sono state ritrovate persino nella Fossa delle Marianne e adesso anche sul ghiacciaio dei Forni, nel Parco Nazionale dello Stelvio. A segnalare la presenza di microplastiche sul ghiacciaio alpino è stato un gruppo di ricercatori dell’Università Statale di Milano e di Milano-Bicocca, che ha presentato i risultati della campagna di campionamento (effettuata nell’estate del 2018) a Vienna, nell’ambito della conferenza internazionale dell’European Geosciences Union. Nei campioni sono state ritrovate mediamente 75 particelle di microplastica in ogni chilo di sedimento, un dato comparabile al grado di contaminazione osservato in sedimenti marini e costieri Europei.

Ricercatore durante il campionamento sul Ghiacciaio dei Forni. Crediti: unimi.it

I ricercatori spiegano che “Sebbene non sia affatto sorprendente aver riscontrato microplastiche nel sedimento sopraglaciale, estrapolando questi dati, pur con le dovute cautele, abbiamo stimato che la lingua del Ghiacciaio dei Forni, uno dei più importanti apparati glaciali italiani, potrebbe contenere da 131 a 162 milioni di particelle di plastica“. L’origine di queste microplastiche potrebbe essere sia locale, proveniente per esempio dall’usura dell’abbigliamento e dell’attrezzatura di alpinisti ed escursionisti che frequentano il ghiacciaio, sia diffusa, con particelle trasportate da masse d’aria, in questo caso di difficile localizzazione”.

Nonostante l’ampia diffusione di questa contaminazione, non erano stati ancora condotti studi sulla contaminazione da plastica nelle aree di alta montagna. Questo studio quindi è di fondamentale importanza per comprendere a pieno la diffusione delle microplastiche e il loro impatto sull’ambiente. La ricerca proseguirà indagando gli aspetti biologici legati alla loro presenza sui ghiacciai, con particolare attenzione ai processi microbiologici di degradazione della plastica e al potenziale bioaccumulo delle particelle nella catena trofica.

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