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pubblicato il 13 febbraio 2019 in la vita

SOS insetti, il 40% delle specie è a rischio

Gli insetti costituiscono circa i due terzi delle specie animali conosciute. Comparsi sulla Terra circa 479 milioni di anni fa, hanno colonizzato ogni continente. Questi straordinari animali, che hanno riscosso un successo evolutivo senza pari, sono oggi a rischio di estinzione. Secondo un recente studio, infatti, circa il 40% delle specie di insetti è a rischio di estinzione, secondo un tasso otto volte più veloce di quello di mammiferi, uccelli e rettili. La ricerca è stata condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università di Sydney, che ha analizzato oltre settanta ricerche già svolte in questo campo. Le cause principali di declino delle specie sono tutte di origine antropica. Il principale fattore di rischio è rappresentato dall’agricoltura intensiva, per l’uso massiccio di pesticidi e la riduzione della biodiversità in favore delle monoculture. I cambiamenti climatici mettono sotto pressione gli insetti soprattutto ai tropici, dove le specie si sono adattate a condizioni molto stabili e hanno poche possibilità di cambiare. Altri fattori sono costituiti dalla perdita di habitat causata dall’inarrestabile urbanizzazione e l’inquinamento.

Gli insetti impollinatori, come le api, svolgono un servizio ecosistemico essenziale aiutando i fiori a espandere il proprio areale e a riprodursi. Contribuiscono inoltre alla sicurezza alimentare globale.

Dallo studio è emerso che gli ordini più colpiti sono: Lepidotteri, di cui fanno parte farfalle e falene, Imenotteri, come api e vespe; Coleotteri, specialmente gli scarabei stercorari. Fra gli insetti acquatici compaiono Odonati, Plecotteri, Tricotteri ed Efemerotteri, che hanno già perso una parte considerevole delle specie.
E’ necessario ‘un ripensamento urgente delle attuali pratiche agricole, in particolare una seria riduzione dell’uso di pesticidi e la sua sostituzione con pratiche più sostenibili ed ecologiche. Inoltre, dovrebbero essere applicate tecnologie efficaci di bonifica, per pulire le acque inquinate sia in ambienti agricoli che urbani’, come suggerito dagli autori dello studio.

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