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pubblicato il 30 gennaio 2019 in la vita

I nani e i giganti delle isole

Un elefante ha occhi piccoli in relazione alle dimensioni della testa: le orbite si individuano con fatica ai lati del cranio. Invece è molto evidente la grande cavità nasale proprio in mezzo alla fronte, il buco dove parte la proboscide. In Sicilia vivevano due specie di elefanti, Elephas falconeri, estinto mezzo milione di anni fa, e Elephas mnaidriensis, che visse sull’isola fino a 40 mila anni fa. Erano specie di piccole dimensioni: il primo era alto circa un metro, il secondo non arrivava a due. Gli elefanti giunsero in Sicilia via terra, quando il livello del Mediterraneo si abbassò di molti metri durante l’ultima glaciazione. Poi, quando il mare tornò a crescere, gli elefanti rimasti isolati si moltiplicarono ma con il passare delle generazioni divennero sempre più piccoli: è un fenomeno ben conosciuto in biologia, si chiama nanismo insulare.

Per una specie di grandi dimensioni che giunge su un’isola può essere vantaggioso diventare più piccola con il susseguirsi delle generazioni per ottimizzare le risorse limitate di un ambiente circoscritto. Inoltre l’assenza di grandi predatori che necessitano di territori di caccia ampi, contribuisce a rendere superflue le dimensioni XXL come strumento di difesa. Il nanismo insulare non riguarda solo gli elefanti: Flores è una piccola isola che fa parte dell’arcipelago vulcanico della Sonda, in Indonesia. Le persone che abitano su Flores nel villaggio di Rampasasa sono minute, la statura media è di 145 centimetri. Nel 2003 sono stati rinvenuti resti fossili umani molto interessanti in una grotta vicina a Rampasasa. Si tratta dello scheletro parziale di un omino alto appena un metro e con i piedi piatti. Subito identificato per gioco come uno degli Hobbit raccontati da Tolkien, l’uomo di Flores non è un antenato degli attuali pigmei dell’isola: Homo floresiensis appartiene a una specie diversa, scoperta solo di recente, e vissuta su Flores fino a 17mila anni fa. Erano piccoli uomini, alti non più di un nostro bimbo di quattro anni, ma già capaci di accendere il fuoco e di creare e manipolare strumenti in pietra per cacciare e macellare animali spesso più grandi di loro.

Varano di Komodo

Il nanismo insulare spesso si accompagna al fenomeno opposto: il gigantismo delle isole che, al contrario, determina le dimensioni enormi di animali che in continente sono solitamente piccoli. Sopra un’isola senza grandi predatori le dimensioni minute sono superflue perché non è necessario fuggire dagli artigli e dalle zanne infilandosi nei buchi. Per questo motivo su alcune isole vivono animali giganteschi come la tartaruga delle Galapagos e il varano di Komodo. La gran parte dei giganti delle isole si è estinta con l’arrivo dell’uomo e dei suoi predatori domestici, i cani, i gatti e i topi ma un tempo i nani di grossa taglia erano molto diffusi, per esempio il ratto di Tenerife, grande come un coniglio, il lemure gigante del Madagascar, grosso come un gorilla. Ci fu un tempo in cui i giganti vivevano anche in Sicilia. Erano i Ciclopi figli di Gaia dea della Terra e di Urano dio del cielo, erano fabbri e vivevano sotto l’Etna dove forgiavano i fulmini per Zeus ed Efesto, il dio del fuoco e della metallurgia. La caratteristica principale dei Ciclopi, oltre al gigantismo, era l’unico occhio che si apriva in mezzo alla fronte. Non erano bestiali e primitivi, fu Omero a descriverli così: il suo Polifemo era un gigante violento, un pastore cavernicolo e  ghiotto di umani. Che ci facevano i Ciclopi in Sicilia?

Da sinistra: testa di Polifemo e cranio di elefante nano: la grande cavità nasale, da cui nella vita partiva la proboscide, è stata interpretata da più autori come un’unica orbita centrale, dando origine al mito del ciclope. Crediti: Scientific Figure on ResearchGate

Il cranio di un elefante nano senza zanne assomiglia al testone di un uomo gigantesco con un unico grande occhio proprio in mezzo alla fronte, proprio in corrispondenza del foro per la proboscide…

Vedendo un cranio fossile di elefante nano, si potrebbe pensare che appartenesse a una figura mitica e mostruosa: un gigante con un solo occhio… Ma questa è un’altra storia.

A cura di Andrea Bellati

 
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