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pubblicato il 21 gennaio 2019 in acqua

Studiare il climate change sotto il ghiaccio marino

I cambiamenti climatici possono essere studiati anche sotto i ghiacci. Questo è l’obiettivo del progetto ‘Ice-ClimaLizers‘, che ha realizzato un laboratorio a 25,5 metri di profondità nelle acque gelide del Mare di Ross in Antartide per studiare il climate change osservando la crescita di alghe coralline e piccoli invertebrati. Il progetto è coordinato dall’ENEA e realizzato nell’ambito della 34a spedizione italiana in Antartide, in collaborazione con due istituti del CNR (Scienze Marine di Bologna e Ingegneria del Mare di Genova), Istituto oceanografico di Sopot (Polonia), Università di Portsmouth e Museo di Storia Naturale di Londra (Regno Unito) e Università della Borgogna (Francia). Finanziato dal Programma Nazionale per la Ricerca in Antartide (PNRA), Ice-ClimaLizers (Antarctic biomineralizers as proxies of climate change) rappresenta il primo progetto italiano sul clima incentrato sullo studio della crescita degli scheletri in carbonato di calcio degli organismi antartici come indicatori del cambiamento climatico e in particolare dell’acidificazione degli oceani.

Il clima che cambia ha effetti su tutti i comparti ambientali, quindi anche su mari, oceani e sulle creature che li abitano. In particolare, l’oceano meridionale potrebbe subire gli effetti dell’aumento dell’acidificazione. Conoscere la risposta di alghe coralline e piccoli invertebrati al cambiamento delle condizioni ambientali è fondamentale per proteggerli e salvaguardare la biodiversità, in special modo in una zona come il Mare di Ross, divenuta Area Protetta nel 2017.

Gabbie e sonda multiparametrica posizionate a 25,5 metri di profondità nella Tethys Bay, nel Mare di Ross in Antartide. Crediti: ENEA

Sono state realizzate 12 gabbie dotate di sensori di luce e temperatura in cui sono state posizionate le specie dopo essere state marcate con sostanze non tossiche per indicare l’inizio dell’esperimento. Le gabbie sono poi state inserite all’interno di una struttura in alluminio realizzata dai tecnici della base antartica italiana Mario Zucchelli. Nella struttura è stata collocata una sonda che registrerà per un anno i principali dati ambientali (pH, temperatura, ossigeno, intensità luminosa, conducibilità).

La varietà e la straordinaria capacità di adattamento delle specie antartiche rendono il Polo sud un ambiente ideale gli studi di tipo adattativo. Tra gli organismi antartici calcificanti, briozoi e alghe corallinacee sono di particolare interesse per le loro qualità di bioindicatori e promotori di biodiversità, oltre ad avere un potenziale riconosciuto come organismi target negli studi sul cambiamento climatico.

Gabbie e sonda multiparametrica verranno rimosse a fine 2019, confrontando i dati degli organismi con quelli ambientali registrati dalla sonda per validare la funzione degli scheletri minerali quali indicatori del cambiamento climatico, ma anche per comprenderne il potenziale di adattamento negli oceani del futuro.

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