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pubblicato il 30 novembre 2018 in la vita

Squalo mako a rischio a causa della pesca

Lo squalo mako, un cugino del grande squalo bianco soprannominato “pinna corta” per le dimensioni delle sue pinne pettorali, è fortemente minacciato dalla pesca intensiva, perchè viene catturato involontariamente dai pescatori, che spesso lo portano comunque a riva per venderne la carne e le pinne. Infatti, sebbene lo squalo sia considerato una cattura accidentale durante le battute di pesca di tonni e pesci spada, in molte aree costituisce buona parte del pescato: nelle Azzorre, per esempio, gli squali rappresentano oltre l’80% del pescato. Nel 2018 il numero di catture riportate fra gennaio e luglio era già doppio rispetto alla soglia annuale raccomandata. L’Unione europea è responsabile del 65% delle uccisioni, specialmente Portogallo e Spagna. La carne è di alto valorecommerciale e in Europa continentale trova un mercato fiorente, in particolare in Italia. Le pinne, invece, sono destinate all’esportazione. Per questo motivo è stato inserito come specie vulnerabile nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn).


Lo squalo mako è conosciuto anche come smeriglio e grazie alle sue piccole pinne pettorali, in grado di ridurre l’attrito, può raggiungere la velocità di 70 chilometri orari, aggiudicandosi il titolo di squalo più veloce del mondo. È una specie particolarmente vulnerabile perché le femmine raggiungono la maturità sessuale a diciotto anni, quindi è facile che vengano pescate prima di avere la possibilità di accoppiarsi. E’ quindi necessario che l’UE imponga un divieto di cattura degli squali mako e l’obbligo di rilascio in caso di pesca accidentale, altrimenti la popolazione è destinata a un rapido declino verso l’estinzione.

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