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pubblicato il 13 novembre 2018 in aria

Arriva la conferma: il buco dell’ozono si sta chiudendo

E’ confermato: il buco dell’ozono, seppur lentamente, si sta chiudendo.  A confermarlo è un rapporto intitolato Scientific Assessment of Ozone Depletion, pubblicato recentemente dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) e dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Pnue), assieme a Noaa, Nasa e Commissione europea.
Questo è la testimonianza che le misure adottate attraverso il Protocollo di Montreal nel 1987 stanno portando i loro frutti: a partire dal 2000, infatti, lo strato di ozono si è riformato in alcune porzioni della stratosfera, con un trend compreso tra l’1 e il% per decennio. In un comunicato delle Nazioni Unite, si apprende inoltre che, secondo le proiezioni, l’ozono dell’emisfero settentrionale e delle latitudini medie dovrebbe riuscire a rigenerarsi completamente entro il 2030, quello dell’emisfero meridionale attorno al 2050 e, infine, seguiranno le regioni polari entro il 2060.
Il Protocollo di Montreal rappresenta uno degli accordi multilaterali più riusciti della storia, che fa ben sperare di ottenere buoni risultati anche con l’emendamento di Kigali, un accordo storico che punta a eliminare progressivamente l’uso di idrofluorocarburi (HFC). Ricordiamo che gli idrofluorocarburi sono gas refrigeranti che hanno fatto il loro ingresso nel mercato alla fine degli anni ’80 in sostituzione dei Clorofluorocarburi (CFC) e degli Idroclorofluorocarburi (HCFC), sostanze dannose per l’ozono stratosferico. Pur non contribuendo all’assottigliamento dello strato di ozono, gli HFC sono però dei potenti gas serra, 14mila volte più potenti della CO2.

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