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pubblicato il 24 luglio 2018 in terra

Earth Overshoot Day 2018

Il primo agosto di quest’anno l’umanità avrà già consumato tutte le risorse prodotte dal pianeta in un anno. Anche quest’anno, infatti, abbiamo raggiunto quello che gli esperti chiamano Giorno del Sovrasfruttamento della Terra (Earth Overshoot Day), ovvero il momento in cui gli esseri umani esauriscono le risorse naturali che la Terra è in grado di generare in 12 mesi. In altre parole, secondo i calcoli della ONG Global Footprint Network, l’umanità ha consumato un anno di cibo, acqua, fibre, terra e legname in appena 212 giorni.
Da quando abbiamo iniziato a sovrasfruttare le risorse del Pianeta nei primi anni del 1970 l’Earth Overshoot Day cade sempre con maggiore anticipo. Vent’anni fa l’Earth Overshoot Day è stato il 10 ottobre, nel 1975 il 28 novembre, nel 1970 il 23 dicembre. Negli ultimi anni si è spostato da fine settembre ai primi di agosto (era il 2 agosto nel 2017, mentre nel 2009 era il 25 settembre).

Quasi ogni anno, il Giorno del Sovrasfruttamento cade sempre prima nel calendario e questo succede a partire dai primi anni ’70, quando l’umanità ha iniziato a vivere in deficit ecologico. Stiamo usando il Pianeta Terra a un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi: è come se ci servissero 1,7 pianeti Terra per soddisfare il nostro fabbisogno attuale di risorse naturali. Naturalmente ne abbiamo “solo” uno, ciò significa che attingiamo con sempre maggiore frequenza alla ricchezza naturale che spetterebbe alle generazioni future.
Gli effetti del deficit ecologico globale stanno diventando sempre più evidenti in forma di deforestazione, erosione del suolo, perdita degli habitat naturali e della biodiversità, accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera e cambiamento climatico.
Possiamo però invertire questa tendenza. Se posticipassimo l’Overshoot Day di 4,5 giorni ogni anno, potremmo ritornare ad utilizzare le risorse di un solo pianeta entro il 2050. E allora “#movethedate: sposta la data verso la sostenibilità!”

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