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pubblicato il 23 luglio 2018 in la vita

Architettura bestiale, tra raffinatezza e precisione

Case, dighe, installazioni artistiche. Spesso siamo portati a credere che l’uomo sia l’unico animale in grado di costruire edifici ed opere per modificare l’ambiente a proprio vantaggio, ma – leggere per credere – non è così! Dagli insetti agli uccelli, dagli aracnidi ai pesci, l’architettura e il design sono propri di numerose specie animali, che costruiscono per abitare, per nutrirsi, per difendersi e per allevare la prole, ma anche per corteggiare e conquistare la propria dolce metà.
Partiamo dal fondo del mare, dalla creatività – tanto stupefacente quanto forse poco nota al grande pubblico – di alcune specie di pesce palla. Questo animale, suddiviso dagli scienziati in 120 diverse specie, è famoso soprattutto per la sua capacità di gonfiarsi, come una palla, appunto, quando attaccato, per apparire più grande agli occhi dei predatori. Ma nel mare del Giappone, c’è una specie di puffer fish, per dirla all’inglese, che possiede un’altra dote, che ha davvero dell’incredibile: costruisce delle sculture di sabbia geometriche per attrarre le femmine di passaggio e persuaderle a deporre lì proprie uova. Muovendo le pinne sul fondale, questo piccolo pesce (lungo circa 13 centimetri), incide dei solchi, che visti dall’alto sembrano una vera e propria opera d’arte astratta. I circoli così disegnati possono raggiungere un diametro di due metri e nella parte più esterna possono essere decorati con gusci di conchiglia o frammenti di corallo.

Dai misteri del profondo blu, passiamo ora ai misteri della più numerosa classe di animali, quella degli insetti, che da sola conta più di un milione di specie. Gli architetti, anche in questa classe, non mancano. Pensiamo ad insetti sociali come le api, le vespe o le formiche. Come è noto, le prime, che vivono in colonie con una struttura sociale ben definita, costruiscono gli alveari, in un certo senso vere e proprie città che ospitano in media 50 o 60 mila esemplari e sono composte da innumerevoli celle esagonali. Anche le vespe hanno forme di organizzazione sociale più o meno articolate e costruiscono nidi, spesso su più livelli, la cui cella base è esagonale, come nel caso delle api; in pratica, si tratta di un vero e proprio edificio su più piani, che in molti casi, invece che avere le fondamenta piantate nel terreno, si sviluppa in verticale dall’alto verso il basso a partire da un punto di ancoraggio sulla sommità.
Ma veniamo a un altro gruppo di insetti, le termiti, le cui “città” raggiungono in alcuni casi decine e decine di metri di profondità e diversi metri in altezza. Questi insetti, che hanno un’organizzazione sociale molto complessa, con una parte di popolazione sterile (composta da soldati e operai) e una parte fertile, costruiscono nidi completamente isolati dal mondo esterno, suddivisi a seconda delle funzione che svolgono. È presente ad esempio una cella per i reali e per la covata, così come una rete di gallerie e un sistema di corridoi. E, quel che è forse più sorprendente, sono presenti anche dei cosiddetti “giardini”, dove le termiti “coltivano” dei particolari funghi, rifornendoli di materiale vegetale, che essi rendono più digeribile per le termiti stesse. Secondo uno studio piuttosto recente, i tumuli esterni dei termitai avrebbero una funzione di ventilazione (possibile grazie a un sistema di tunnel) che garantirebbe al tempo stesso la climatizzazione, il mantenimento dell’umidità adatta e il ricambio di ossigeno.

Australia – termitaio

Insomma, a quanto pare non siamo gli unici ad avere delle case con angoli adibiti a specifiche funzioni. E non siamo gli unici ad avere la necessità – chi più, chi meno… – di mantenere un certo ordine in casa. L’uccello giardiniere di Vogelkop, ad esempio, costruisce una vera e propria capanna per l’accoppiamento. Il tetto di ramoscelli, il pavimento di muschio e all’ingresso diverse macchie di colore variabili a seconda del gusto dell’architetto, queste costruzioni non sono dei nidi, ma dei veri e propri “piede a terre”. Alcuni maschi privilegiano colori più chiari, ad esempio l’arancione, altri preferiscono tonalità più scure e le femmine in cerca di un partner decidono con chi accoppiarsi anche in base a queste costruzioni circondate da vere e proprie macchie di colore.

Non sarebbe possibile terminare questa rassegna di abili ingegneri senza menzionare i castori. Forse meno attenti al dettaglio del colore, ma certamente molto sofisticati e precisi nelle proprie opere idrauliche, questi mammiferi sono infatti noti in tutto il mondo per le loro abilità di costruttori di portentose dighe. Grazie a quattro incisivi – due sulla mandibola e due sulla mascella, di colore giallo-arancione, poiché il loro smalto è rafforzato dalla presenza di ferro – questi roditori riescono ad abbattere tronchi di diametro anche piuttosto grosso (fino a 75 cm), che utilizzano per costruire sbarramenti lungo i fiumi. Le dighe vengono costruire anche con rami di più piccole dimensioni, sassi e foglie e sono cementate con il fango. La più grande diga costruita da castori e mai individuata è persino visibile da satellite ed è stata fotografata per la prima volta nel 2007: si trova in Canada ed è lunga 850 metri.
Con il passare del tempo, le dighe si rinforzano grazie alla vegetazione che cresce sopra di esse e da tutto ciò che, trasportato dalla corrente, si incaglia contro lo sbarramento. I castori sono anche degli ottimi riparatori: sensibili al rumore dell’acqua, se la diga manifesta qualche cedimento, intervengono subito per “tappare i buchi”. E non è tutto, perché spesso a valle della diga principale costruiscono degli altri sbarramenti per innalzare il livello dell’acqua sotto la prima diga e compensare così la pressione idraulica a monte. Ma perché tanta fatica e perché cimentarsi in opere così complesse e impegnative? Secondo i biologi il vantaggio è che queste dighe creano un ambiente e un accesso alle tane molto più sicuro per i castori, che sono abili nuotatori, ma sono estremamente lenti sulla terraferma.

Insomma, non c’è che dire: alcune specie animali non hanno nulla da invidiare alle archistar Homo sapiens, e non è di certo un caso se molti architetti e designers traggono spesso ispirazione proprio dalle soluzioni inventate da Madre Natura.

A cura di Anna Pellizzone

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