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pubblicato il 18 luglio 2018 in terra

L’inarrestabile consumo di suolo in Italia

Il consumo di suolo in Italia non conosce crisi. Infatti, nonostante il rallentamento dell’economia nazionale, nel 2017 la superficie naturale del nostro Paese si è ridotta di altri 52 chilometri quadrati, ovvero, in media, circa 15 ettari al giorno sono stati coperti con cemento o asfalto.  In altre parole, nel 2017 è come se avessimo costruito ogni due ore un’intera piazza Navona. A lanciare l’allarme è il rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2018“, redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e presentato ieri a Roma a Palazzo Montecitorio.
Tra nuove infrastrutture e cantieri, ogni anno vengono invase aree protette e a pericolosità idrogeologica, sconfinando anche all’interno di aree vincolate per la tutela del paesaggio – coste, fiumi, laghi, vulcani e montagne – soprattutto lungo la fascia costiera e i corpi idrici, dove il cemento ricopre ormai più di 350 mila ettari, circa l’8% della loro estensione totale. I dati parlano chiaro: il 24% delle aree coinvolte nella trasformazione è soggetto a vincoli paesaggistici, il 6% è a rischio frana, il 32% è ad alto rischi sismico e l’1,6% è protetto. Una velocità di trasformazione di poco meno di 2 metri quadrati di suolo che sono stati irreversibilmente persi ogni secondo.

Ricordiamo, citando la Carta Europea del Suolo (Consiglio d’Europa, 1972) che “Il suolo è uno dei beni più preziosi dell’umanità. Consente la vita dei vegetali, degli animali e dell’uomo sulla superficie della terra”. Spesso, però, si sottovaluta il fatto che il suolo è una risorsa limitata, non rinnovabile. Per formare un centimetro di suolo, infatti, possono essere necessari fino a mille anni: il suo impoverimento e degrado non sono quindi recuperabili nel corso di una vita.

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