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pubblicato il 22 giugno 2018 in la vita

Chi c’è dietro quel fiore?

Dal greco antico, μιμέομαι che significa “imito”, il mimetismo è un fenomeno per cui alcune specie assumono le sembianze di un altro organismo o i colori, le forme o altre caratteristiche dell’ambiente in cui vivono. Forse, gli imitatori che godono di maggiore fama provengono dal regno animale: pensiamo ad esempio al camaleonte; all’orso polare, bianco tra le nevi perenni, o alle famose falene della betulla, più diffuse nella variante nera nelle zone, ahimè, ricoperte dalla fuliggine della prima rivoluzione industriale.
Eppure, anche le piante sono delle vere e proprie campionesse in quanto a mimetismo, e di recente gli scienziati stanno scoprendo che anche i batteri hanno delle forme molto sofisticate di camouflage, soprattutto per non farsi riconoscere dall’organismo ospite (mimetismo molecolare) in qualità di agenti patogeni. Ad esempio, lo Streptococcus pyogenes si camuffa modificando la propria capsula, sintetizzando acido ialuronico, un composto presente in quantità in alcuni tessuti, ad esempio nella pelle dei mammiferi, rendendosi così innocuo agli occhi dell’organismo ospite (mimetismo molecolare).
Ma soffermiamoci per ora sulle piante, perché nel regno vegetale ne vedremo delle belle!

Il mimetismo bakeriano
Dal nome del suo scopritore, Herbert Baker, il mimetismo bakeriano è una forma di mascheramento intraspecifica, in cui cioè l’imitazione avviene tra organismi che appartengono alla stessa specie. Nel caso delle piante, quello che accade più comunemente è che i fiori femmina, che non producono polline, assumano la forma dei fiori maschi, traendo in inganno gli animali impollinatori. Il risultato è che questi animali, più comunemente insetti, richiamati dai fiori e credendo di trovarvi il polline, vanno a posarsi sui fiori femmina, che in questo modo possono essere fecondati più facilmente.
Questa strategia è ad esempio molto diffusa tra le Caricaceae, una famiglia di piante tropicali di cui fa parte anche la papaya, che è stata studiata proprio da Herbert Baker.

Fiore di papaya

Il mimetismo dodsoniano
La rincorsa alle somiglianze, però, è un fenomeno che può avvenire anche tra organismi di specie diverse. In altre parole, una specie “copiona” può sfruttare la propria analogia con un’altra specie, che generalmente vive nello stesso territorio (specie simpatrica), a proprio vantaggio. Questa forma di mimetismo si chiama mimetismo dodsoniano, dal nome del botanico Calaway H. Dodson ed è ad esempio molto diffuso nelle orchidee, di cui Dodson era un grande studioso.
Come per il mimetismo bakeriano, anche in questo caso si tratta di una forma di imitazione che coinvolge gli organi riproduttivi della pianta e che inganna, attraendoli, gli insetti impollinatori, senza però dare loro il polline in cambio. A questa categoria appartiene ad esempio, l’epidendrum, della famiglia delle Orchidaceae, che imita i fiori della famiglia delle Verbenaceae, ricchi di polline.

Epidendrum ibaguense (a sinistra) e Lantana camara (a destra)

Mimetismo pouyanniano
Ma le piante possono mentire ancora più spudoratamente e addirittura superare i confini tra regni e arrivare a fingere di essere… degli insetti! Forse una delle forme più affascinanti di mimetismo è infatti quella descritta per la prima volta da M. Pouyanne. Anche in questo caso le orchidee sono fonte di stupore: l’Ophiris apifera, ad esempio, deve il suo nome al fatto che il suo fiore assomiglia così tanto a un’ape che i fuchi (i maschi delle api) ne sono attratti e, convinti di accoppiarsi con delle femmine, garantiscono l’impollinazione volando da uno stelo all’altro. La strategia della pianta può essere estremamente sofistica: spesso la somiglianza non è solo visiva, ma anche olfattiva e tattile!

Ophiris apifera

Mimetismo vaviloviano
Non crediate che le piante ingannino solo gli insetti. Come ha dimostrato Nikolai Valivov all’inizio del secolo scorso, anche gli umani possono farsi confondere le idee dal regno vegetale. Dopo un’attenta osservazione, infatti, l’agronomo e genetista russo, notò che nei campi di frumento alcune “erbacce” assomigliavano moltissimo alle specie coltivate per la produzione di cibo e che spesso venivano quindi accidentalmente selezionate dagli agricoltori. Molto noto in questo senso è il caso del giavone maggiore, che assomiglia moltissimo al riso e che, per questo, veniva privilegiato dai contadini, a partire dalla selezione dei semi.

Mimetismo batesiano
Altre piante hanno invece “scoperto” che per loro era estremamente vantaggioso adottare sembianze che potessero suonare come un campanello di allarme per gli erbivori. Questa forma di mimetismo si chiama batesiano (dal nome del naturalista Henry Walter Bates) e consente alle piante di proteggersi da eventuali predatori senza “pagare i costi della difesa”.
Tra le tante, una forma di mimetismo davvero affascinante è quello che lega ad esempio alcune piante ad alcune specie di farfalle. Una particolare specie di Passiflora (lo stesso genere di cui fa parte la pianta del frutto della passione) ha sviluppato una colorazione delle foglie a pois gialli che simula la presenza di uova di Heliconius – una farfalla – le cui larve si nutrono voracemente di materiale vegetale. Probabilmente, questo meccanismo serve a dissuadere le “farfalle di passaggio” dal deporre le uova su quella pianta. Gli adulti, credendo di essere di fronte a foglie che in futuro saranno particolarmente affollate di bruchi, vanno così a deporre le uova su foglie meno “competitive” per la loro discendenza.

Mimetismo criptico
Una vera e propria strategia di camouflage è quella del mimetismo criptico, che avviene quando un organismo si confonde con l’ambiente circostante. Un esempio unico in questo senso è la Boquila trifoliolata, una vite rampicante che vive in Sudamerica e che sorprendentemente è in grado di cambiare la forma delle proprie foglie. Rendendole simili a quelle della pianta ospite, questo rampicante riesce a confondersi con essa e a depistare eventuali predatori. In un certo senso, possiamo dire che questa pianta è l’equivalente del camaleonte nel regno vegetale!

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A cura di Anna Pellizzone

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