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pubblicato il 18 giugno 2018 in la vita

Vita da tartaruga

Le tartarughe marine sono i rettili più antichi viventi oggi. Abitano gli oceani da oltre 150 milioni di anni senza aver cambiato il proprio aspetto fisico. Fino a 200 anni fa popolavano le acque oceaniche a milioni: oggi abitano ancora i mari  e gli oceani del nostro pianeta, ma il loro numero ha subito un drastico calo nel corso degli ultimi 100 anni.
Esistono 7 specie di tartarighe marne, tutte a rischio di estinzione: la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), la tartaruga verde o tartaruga franca (Chelonia mydas), la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata), la tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), la tartaruga olivastra(Lepidochelys olivacea), la tartaruga a dorso piatto (Natator depressus).  Delle sette specie oggi esistenti, la tartaruga liuto, unica della sua famiglia, è la più grande. Il suo carapace può raggiungere i due metri di lunghezza e un peso mediamente intorno ai 500 chilogrammi. La tartaruga di Kemp, con i suoi 70 centimetri di lunghezza e 50 chilogrammi di peso, è invece la più piccola.
Molti aspetti della biologia delle tartarughe sono ancora poco chiari, principalmente a causa delle difficoltà di studiare animali che vivono in mare. Ad esempio rimane ancora in gran parte un mistero come le tartarughe marine si orientino nei loro lunghi viaggi attraverso gli oceani.

Le sette specie di tartaruga marina. Crediti: Tartapedia

Le tartarughe marine amano talmente il mare che lo abbandonano solo  per riprodursi. Infatti, nonostante siano perfettamente adattate alla vita marina, ogni due o tre anni, le femmine si recano sulla terraferma per deporre le uova. Alcune attraversano interi oceani a tale scopo, per raggiungere sempre la medesima meta, ovvero la spiaggia sulla quale loro stesse sono nate(questo vale per molte specie). Qui scavano una buca nella sabbia, in cui depongono – a seconda della specie – dalle 50 alle 200 uova. Il sesso dei nascituri è stabilito dalla temperatura che, se superiore ai 29°C, determinerà la nascita di un maggior numero di femmine rispetto ai maschi.

La schiusa delle uova

Se il nido non viene saccheggiato, dopo circa due mesi i piccoli rompono il guscio e cominciano il faticoso tragitto verso l’acqua, durante il quale sono facili prede per uccelli e granchi affamati. Proprio per aumentare la loro probabilità di sopravvivenza, i piccoli di tartaruga escono dal nido solo di notte; riconoscono il mare per la maggiore luminosità e corrono veloci per raggiungerlo. Una volta raggiunto il mare, questi piccoli nuotatori sono alla mercé dei pesci predatori. Così, in media, soltanto un uovo su 1000 diventa un esemplare adulto.

La corsa verso il mare

Dopo alcuni anni trascorsi in mare aperto, i giovani della maggior parte delle specie si avvicinano alle coste e iniziano a frequentare i fondali bassi: sono ormai abbastanza grandi da non dover più temere quei predatori ai quali sono scampate da piccoli. Questi animali ancestrali trascorrono tutta la vita nel mare in solitario, riunendosi solo ai fini dell’accoppiamento. Infatti, raggiunta la maturità sessuale, stimata tra i 15 e i 30 anni di età, le tartarughe si accoppiano e si ricomincia il ciclo.

Tartarughe di casa nostra
Nel Mediterraneo sono presenti 3 delle 7 specie note di tartarughe marine. La più comune nei nostri mari è la Tartaruga comune (Caretta caretta), mentre la Tartaruga verde (Chelonia mydas) è meno frequente e per ragioni climatiche preferisce le coste del Mediterraneo orientale; la Tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) è di comparsa eccezionale nei nostri mari e, a differenza delle altre due, non nidifica sulle coste Mediterranee.

Crediti: WWF

Per approfondimenti: Le tartarughe marine – Fondazione Cetacea

Le minacce
Le tartarughe sono abituate a fare i conti con i nemici naturali da tempo immemorabile. Da adulte, poi, solo i grandi squali riescono a incutere loro paura. Purtroppo oggi i veri pericoli sono altri, infatti, sono le attività umane a minacciare quotidianamente le tartarughe marine.
La cementificazione delle spiagge, la pesca, il cambiamento climatico e l’inquinamento marino mettono a repentaglio la sopravvivenza di questi animali. La crescente domanda di carne, uova e di carapaci di tartaruga non fa che peggiorare ulteriormente la situazione. Ancora oggi, infatti, in molte parti del mondo, le tartarughe vengono catturate per essere mangiate o per vendere i parti di esse come souvenir, nonostante vi siano ferree leggi di protezione, che in molti paesi vengono disattese completamente, anche dai turisti.
Le attività umane influenzano anche la deposizione delle uova. Alberghi, locali, strade, centri balneari, infatti, possono spaventare una femmina che si avvicina alle coste per deporre le uova. Una volta deposte le uova, disturbi e pericoli non finiscono: gli ombrelloni possono danneggiare il nido o, facendo ombra, abbassare la sua temperatura; i mezzi meccanici per la pulizia della sabbia possono compattare la sabbia sopra al nido, rendendo difficile ai piccoli uscire in superficie; le luci possono confondere i piccoli che anziché raggiungere il mare vengono attirati altrove, ad esempio su una strada.
Il pericolo maggiore, però, viene dalla pesca commerciale. Le tartarughe marine vengono catturate accidentalmente rimanendo impigliate nelle reti oppure abboccano alle lenze dei pescatori. In questo modo molte tartarughe muoiono annegate, a meno che i pescatori non si accorgano subito di quanto successo e le soccorrano. Ogni anno, solo nel mar Mediterraneo, sono decine  di migliaia le tartarughe catturate per sbaglio. I metodi di pesca più temibili dalle tartarughe sono il palangrese, lo strascico e la rete da posta. Il palangrese è costituito da una lenza con centinaia di ami ed è il metodo che cattura il maggior numero di tartarughe. Lo strascico utilizza una rete che viene trainata sul fondo del mare e, se la rete viene tenuta sottacqua a lungo, le tartarughe catturate possono annegare. Il metodo di pesca che causa più mortalità fra le tartarughe è la rete da posta fissa, dato che la rete rimane sommersa per molte ore.
In ultimo, non si può dimenticare di citare l’inquinamento marino e, in particolare, quello derivante dai rifiuti, specialmente quelli di plastica. E’ molto frequente che le tartarughe ingeriscano i sacchetti di plastica abbandonati in mare, scambiandoli per meduse, o frammenti di plastica, che creano blocchi intestinali o soffocamento.
Il risultato è che le tartarughe sono sempre più a rischio di estinzione: gli esseri umani hanno determinato una riduzione di oltre il 95% per alcune specie e  oggi ben sei specie su sette figurano nella Lista rossa IUCN delle specie minacciate.

Crediti: Tartapedia

Salviamo le tartarughe!
Le tartarughe sono fondamentali per il benessere della popolazione umana, ad esempio, mangiando meduse, garantiscono le condizioni necessarie per la sopravvivenza dei banchi di pesce e quelle per un turismo estivo al mare. Per fortuna sono numerosi, in Italia e in tutti il mondi, i progetti volti alla salvaguardia delle tartarughe marine, attraverso lo studio, la cura nei Centri di recupero e la difesa dei nidi. Obiettivo di questi progetti è il monitoraggio, il recupero, la riabilitazione e la reintroduzione in natura degli esemplari rinvenuti in cattive condizioni di salute o spiaggiati lungo le coste. I centri di recupero per le tartarughe marine svolgono, inoltre, un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione e nell’educazione ambientale, accogliendo scuole, gruppi, famiglie e i numerosi turisti che durante il periodo estivo arrivano per visitare gli ospedali delle tartarughe.

Immagine a sinistra: radiografia di una tartaruga arrivata presso il centro di recupero di Lampedusa con due ami da pesca. Immagine a destra: sala operatoria del centro di recupero di Lampedusa, gestito dal WWF. Crediti: Lampedusa Turtle Group

In questa pagina è riportato l’elenco dei centri di recupero delle tartarughe marine in Italia: tartaclubitalia.it

L’aiuto che viene dato alle tartarughe marine dai centri di recupero non basta a salvaguardare le tartarughe marine. Senza l’impegno di tutti noi questi animali andranno sempre di più incontro all’estinzione. Bisogna sapere che ognuno di noi può far qualcosa per salvaguardare questi splendidi e importantissimi animali. Condividere le spiagge con le tartarughe è facile, loro non chiedono molto, solo di non essere disturbate dopo il tramonto. Evitiamo quindi di frequentare le spiagge nelle ore notturne, di provocare rumori, accendere luci o fuochi nelle vicinanze. E non inquiniamo i mari e le spiagge! Portiamo sempre via i nostri rifiuti, smaltendoli correttamente, e segnaliamo le spiagge inquinate. Grazie a Greenpeace e all’iniziativa Plastic Radar, lanciata lo scorso 1° giugno, è possibile segnalare la presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie dei mari italiani. Ognuno di noi può partecipare all’iniziativa mandando un messaggio con Whatsapp o inviando le segnalazioni al numero 342 3711267.
Nel caso qualcuno vi proponesse di acquistare gusci di tartarughe, o animali vivi, rifiutate l’offerta e denunciate subito il fatto alle autorità competenti.

Tartaruga in vista all’orizzonte…
Nei mesi estivi non è raro veder galleggiare in mare esemplari di tartaruga Caretta caretta. Questi rettili, che compiono lunghi viaggi durante l’inverno per cercare lidi più temperati, amano in estate riposarsi al sole a pelo d’acqua. Nonostante l’apparenza, quindi, non sempre si trovano in difficoltà. Allora quando è il caso di chiamare le autorità competenti per soccorrerli?
Vediamo quali sono i campanelli d’allarme:

  • Un filo di nylon da pesca che spunta ai lati della bocca può indicare la presenza di ami nella cavità boccale o nel tratto digerente.
  • La presenza di reti da pesca, che possono causare ferite, mutilazioni o, nel peggiore dei casi, il soffocamento degli animali.
  • La presenza di materiale in plastica che fuoriesce dalla bocca o dalla cloaca segnala l’ingestione di corpi estranei.
  • La presenza di ferite evidenti, spesso sul carapace o sul capo. Solitamente queste sono dovute allo scontro con imbarcazioni a motore. Le ferite potrebbero anche essere dovute a una fiocinata, derivante dall’uso improprio di fucili subacquei.
  • Lo spiaggiamento di una tartaruga marina può indicare che l’animale si trova in difficoltà. Infatti, le tartarughe marine si spingono sulla costa esclusivamente per deporre le uova.

In questi casi è necessario un intervento tempestivo, avvisando la Capitaneria di Porto o il Corpo Forestale dello Stato chiamando il numero verde 1515. Nell’attesa dell’arrivo delle autorità competenti, bisogna mantenere l’animale all’ombra, se possibile, bagnandolo ad esempio con uno straccio umido (solo le narici dovranno rimanere aperte per permettergli la respirazione), evitando sbalzi di temperatura. Una volta consegnata alle autorità, la tartaruga sarà trasferita in una struttura adatta a curarla.

A cura di Benedetta Palazzo

Fonti e approfondimenti:

 
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